lunedì 6 luglio 2015

LA GRECIA SIAMO NOI

La partita che i Greci stanno giocando avrebbe dovuto essere la nostra partita. Non si tratta di non pagare i debiti, ma di trovare una soluzione onorevole che restituisca dignità e speranza ai popoli del vecchio continente, annichiliti da una crisi strutturale che ha cambiato tutto. La tremenda stretta della politica economica europea, sostenuta dal Fondo Monetario, non solo non ha dato gli esiti prospettati, ma ha ulteriormente depresso le economie degli stati con un debito pubblico eccessivo, come il nostro. Siamo abituati a vedere le cose in un’ottica di mercato: tutto ha un prezzo.  Ma ci sono beni che non possono essere oggetto di transazione: la speranza ed il desiderio di felicità che solo la prospettiva di un dignitosa via di uscita può generare. Ecco perché trovo che il rispetto dei conti e dei parametri oggi sia una solenne sciocchezza di fronte a situazioni nelle quali il sistema sanitario non è più in grado di curare i propri cittadini e la soglia di povertà è drammaticamente estesa (oltre 700.000 minori, secondo l’UNICEF, sono esposti al rischio di povertà ed esclusione sociale). Avremmo bisogno di un’altra Europa e non di quella nata con i trattati che hanno fondato la convivenza sulla libera concorrenza e sulla libera circolazione dei capitali. Avremmo bisogno di istituzioni sensibili e pronte ad affrontare ogni allarme sociale, nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo (migranti o cittadini europei che siano). Ecco perché sono sempre più convinto che il nostro posto sia a fianco della Grecia e dei paesi che, come noi, hanno inutilmente sacrificato sull’altare dei conti la speranza di un futuro per le nuove generazioni. 

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