martedì 15 luglio 2014

LA PROVINCIA AI CITTADINI

Tra le controriforme del Governo Renzi, quella della Provincia ci riguarda più da vicino. Si intende: se i partiti, anche a livello locale, intendono occupare i posti con i vecchi, esecrabili criteri, Lavori in Corso si chiama fuori dai giochi. La Provincia, con la privazione dell'elezione diretta del Consiglio e del presidente da parte dei cittadini, potrebbe divenire uno strumento ostaggio delle logiche partitocratiche che noi da sempre osteggiamo. Avremmo preferito mantenere le assemblee elettive, dotando le Province di maggiore autonomia, abolendo, per contro, le Prefetture, retaggio di un centralismo occhiuto, attualmente inutile e costoso. In ogni caso, considerato che non possiamo incidere su scelte non condivisibili, riteniamo che, per senso di responsabilità, anche la nostra città debba fare la sua parte. Pertanto, il senso della nostra proposta politica potrebbe essere che se il candidato presidente aderisse, in via preventiva, ad un patto civico delle liste che amministrano le nostre città, con obiettivi prefissati, specialmente incidenti sull'economia e sul lavoro, Cantù potrebbe essere capofila di uno schieramento che, messe da parti inutili pregiudiziali, contribuisca a facilitare concretamente le funzioni dei comuni, creando un luogo di autentico confronto sui temi più attuali che interessano il livello provinciale, regionale ed anche nazionale. 

venerdì 11 luglio 2014

lL SEGNO DEL CAMBIAMENTO, ORA.

E' tempo, per Lavori in Corso, di abbandonare polemiche ed invettive che finiscono per divenire sterili. Quando si assumono responsabilità amministrative, occorre dedicarsi, in primo luogo, alla cura della città, nel silenzio operoso di chi persegue esclusivamente l'interesse comune. Gli amministratori devono dimostrare competenza, progettualità, capacità di ascolto e di dialogo. Le visioni manichee, che pregiudizialmente distinguono i buoni dai cattivi non danno alcun contributo alla città, ma finiscono per creare inutili contrapposizioni in una fase storica particolarmente drammatica del nostro paese. Occorre dare un concreto segnale di svolta, esprimendo finalmente le energie positive del rinnovamento ed evitando che la discussione politica scada nell'insulto gratuito.  Sbaglia, però, chi afferma che la maggioranza che amministra Cantù è isolata: ci sono liste civiche di altre realtà locali, pronte a mettersi in gioco per la cura della propria città, che chiedono a Lavori in Corso e Cantù Rugiada di mettere a loro disposizione il percorso formativo ed il bagaglio di esperienza acquisito nell'adozione di quegli strumenti partecipativi indispensabili per recuperare il valore autentico della democrazia, sacrificato sull'altare della governabilità. Assemblee di quartiere, prosindaci e referendum costituiscono a Cantù una realtà ed un fondamento da cui ripartire. Chi, consapevolmente animato dalla sincera volontà di contribuire al bene comune, condivide il progetto partecipativo, i principi di autonomia e democrazia diretta, può compiere con noi, lealmente, un percorso fondamentale per riavvicinare i cittadini (che sanno di poter contare) alla politica.  Chi ritiene che competenza, capacità e merito costituiscano i criteri imperativi per affidare la cura della cosa pubblica, condivide con noi le istanze per eliminare definitivamente le politiche clientelari che ancora soffocano le istanze vive del paese. Non nascondiamoci, però, che  chi governa l'Italia non ha a cuore le sorti dei comuni e degli enti locali. Non si registra alcun passo avanti per il superamento del patto di stabilità interno. Norme confuse e coercitive gravano sui tributi locali, mentre continua la sottrazione progressiva dei margini di autonomia degli enti locali, con la trasformazione delle Province in mostri giuridici, sottratti all'elezione diretta dei cittadini. Per non parlare della (contro) riforma del Senato, ridotto a ad istituzione inutile, priva di reali competenze, oltre al tentativo di scoraggiare il referendum popolare, quasi raddoppiando il numero delle firme necessarie per chiederne l'ammissione. È lecito chiedersi se più che di riforme (senza né capo, né coda) si debba parlare di derive in acque poco rassicuranti, mentre s'alza il silenzio assordante di chi, cambiando casacca, acriticamente, segue l'onda.