giovedì 15 gennaio 2015

LA LEGA E IL REFERENDUM

Lascia davvero perplessi l’evidente inammissibilità del quesito referendario proposto dalla Lega sulla moschea. Lo statuto comunale, all’art. 51, prevede con estrema chiarezza, quali sono le tipologie di referendum che è possibile proporre. La generica domanda depositata dalla Lega (VUOI TU L'APERTURA DI UN LUOGO DI CULTO ISLAMICO NEL COMUNE DI CANTÙ?), in effetti,  oltre ad essere  in evidente contrasto con il successivo art 52, comma terzo, del regolamento (che vieta quesiti discriminatori), non è ascrivibile ad alcun referendum proponibile (propositivo, abrogativo o abrogativo-propositivo). Non vi è alcun riferimento alla norma regolamentare o al provvedimento amministrativo che si chiede di abrogare o si intende proporre. In sostanza si formula una domanda improponibile. Possibile che Nicola Molteni (avvocato e parlamentare) e la Lega non siano in grado di predisporre un quesito referendario valido? Viene il sospetto che il testo del referendum sia volutamente inammissibile, al fine di creare un inesistente caso politico rispetto ad un quesito, che, peraltro, ove correttamente redatto, potrebbe dare esiti ben diversi rispetto a quelli sperati dai promotori. Lavori in Corso ha deliberato, in assemblea, di non ritenere politicamente opportuno un referendum su questioni connesse al piano di governo del territorio, approvato da tutti i componenti della maggioranza in seno al massimo organo rappresentativo: il Consiglio Comunale. Oltre a ragioni di coerenza e di risparmio della spesa pubblica su questioni già decise in Consiglio, Lavori in Corso ritiene che i diritti fondamentali debbano essere garantiti anche sul piano dell’effettività. Il che non significa accogliere terroristi o fondamentalisti che a Cantù, come in Europa, non avranno cittadinanza.


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