martedì 25 marzo 2025

QUELLO CHE OCCORRE SAPERE SUL DE AMICIS


Nei giorni scorsi con Mario Lavatelli ho sostenuto, in un breve intervento sullo stadio del Como pubblicato da “La Provincia”, che quando gli interventi sono rilevanti ed incidono sul futuro assetto di una città, occorre creare i presupposti per l’avvio di un dibattito pubblico. La città, per sua natura, è sinonimo di complessità ed i cambiamenti devono tener conto dei molti interessi in gioco, anche contrapposti, tutti degni di ascolto.

Per lo stadio del Como, trattandosi di un opera pubblica, abbiamo suggerito lo strumento del dibattito pubblico, previsto dal codice dei contratti pubblici.

Per il De Amicis, trattandosi di un programma integrato d’intervento, la disciplina urbanistica non prevede una norma analoga, anche se la partecipazione e la trasparenza connotano da tempo sia i procedimenti di pianificazione, sia, in generale il procedimento amministrativo.

Cantù possiede uno strumento ulteriore che l’amministrazione civica di Lavori in Corso ha voluto darsi proprio nel perseguimento di quei principi partecipativi tanto cari a quella straordinaria stagione politica: le assemblee cittadine.

Nonostante alcuni cittadini abbiano, da diversi mesi, chiesto un’assemblea secondo le previsioni del regolamento comunale, la Sindaca non ha inteso coglierne la rilevante opportunità, celandosi dietro motivazioni non pertinenti.

Occorre chiedersi, allora, quale sia il timore della maggioranza che amministra la città nel consentire ai canturini di informarsi e confrontarsi sulle possibilità di riqualificazione di un’area da troppo tempo avulsa dal contesto cittadino.

Sarebbe lecito, nel profluvio di idee che in questi giorni hanno animato il dibattito sulla stampa, sapere come la pensa la maggioranza e nell’ambito della negoziazione urbanistica avviata con il promotore privato, quali siano state le specifiche richieste formulate, non di carattere tecnico, ma di indirizzo politico amministrativo.

Siamo consapevoli che sull’area del De Amicis non è possibile scrivere il libro dei sogni e che occorre confrontarsi non solo con le esigenze della città, ma anche con le leggi economiche che determinano la sostenibilità dell’intervento: ciò che è inaccettabile e l’opacità e la volontà di sottrarsi al confronto cittadino.

martedì 29 ottobre 2024

UN REFERENDUM COSTITUZIONALE

Il sottosegretario Nicola Molteni affida a Comozero le sue esternazioni.

Dal punto di vista giuridico, però, i suoi argomenti sono insostenibili.

Non si capisce, prima di tutto, che collegamento abbia la sentenza che dà esecuzione alla precedente non attuata dal Comune, con “la gestione e organizzazione della sicurezza sul territorio”, trattandosi semmai di questione che riguarda il governo del territorio e non l’ordine pubblico: Assalam non ha mai creato problemi di sicurezza.

Il seguito convulso ed in crescendo è ancora più denso di errori.

Afferma Molteni: “Senza la sottoscrizione e l’accettazione di intese ufficiali e formali, ovvero senza la dichiarata manifestazione di volontà di rispettare regole, princìpi, valori del nostro ordinamento giuridico come l’uguaglianza e la parità tra uomo e donna nel pieno adempimento dei precetti normativi nazionali, questa decisione rischia di essere insidiosa in tema di sicurezza e contraria ai valori della nostra Carta Fondamentale”.

Il sottosegretario dovrebbe, però, sapere che le intese previste dall’art. 8 della costituzione, certo auspicabili, non costituiscono condizione per l’esercizio del culto. La Corte costituzionale ha affermato a più riprese che anche le confessioni senza intesa godono di eguale libertà religiosa.

La confusione aumenta con il richiamo alla parità tra uomo e donna che, come noto, riguarda semmai il principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione), ma che non ha alcuna attinenza con il diritto di culto e con Assalam che ha dichiarato, in un recente Consiglio Comunale aperto, di condannare ogni forma di violenza e di discriminazione nei confronti delle donne.

Sarebbe inoltre “soccombente tra le giurisdizioni” l’interesse generale “alla sicurezza dei cittadini, delle comunità e dei luoghi e questo è un enorme problema sottovalutato soprattutto in un contesto di crisi internazionali e di estremismi come quello attuale”.

L’asserzione, non ben comprensibile, riprende il tema della sicurezza con accostamenti illogici, come se l’associazione Assalam avesse in qualche modo contribuito alle crisi internazionali o agli estremismi. 

Non merita, dunque, alcun commento.

Vi è poi la critica, debordante, alla sentenza: secondo Molteni le sentenze si criticano e si appellano. Dovrebbe, però sapere, che prima di tutto si eseguono, mentre il Comune di Cantù non l’ha eseguita, tanto da costringere il T.A.R. a commissariare il Comune in caso di mancato rilascio del permesso di costruire nel termine di trenta giorni.

Infine, Nicola Molteni non esclude: “un grande referendum popolare cittadino per chiedere ai canturini e ai comaschi se vogliono o no la moschea, che diventerebbe il principale luogo religioso di riferimento per un’area vasta e allargata provinciale, non solo canturina”. Con lo stigma conclusivo a “Chi tifa e sostiene ideologicamente la moschea” assumendosi “tutta la responsabilità di questa decisione per il futuro della comunità”.

Il sottosegretario, però, dimostra una scarsa conoscenza anche dell’ordinamento delle autonomie locali ed in particolare del suo Comune. Come noto, lo statuto del Comune di Cantù, all’art. 52, prevede che il referendum abbia ad oggetto una delibera di Giunta o di Consiglio oppure un regolamento. Non può svolgersi su atti amministrativi di esecuzione di norme legislative e regolamentari statali e regionali come nel caso del permesso di costruire. Figuriamoci un referendum sulla sentenza e su diritti costituzionali!



sabato 27 aprile 2024

L'EPILOGO NEL CONSIGLIO MARGINALE

Concludo la mia esperienza in Consiglio, al termine di cinque anni di mandato in cui il nostro gruppo consiliare ha svolto un ruolo essenziale di controllo e di pungolo, contribuendo, nelle rare occasioni in cui le Commissioni hanno potuto svolgere le proprie funzioni istruttorie, con contenuti importanti ed  autonomi nell’interesse della città.

Il mio giudizio negativo nei confronti della maggioranza non cambia: senza investire il livello personale, ritengo che l’Amministrazione, pur nelle contingenze e difficoltà della pandemia, abbia continuato con una navigazione senza prospettive, progettualità e programmazione e soprattutto senza indirizzi, subendo le scelte di altri (Canturina bis), perdendo occasioni straordinarie (Il Castello Pietrasanta), avallando la moltiplicazione dei supermercati e assai discutibili iniziative immobiliari.

Continua la negazione del diritto di culto (purtroppo in giudizio).

Nessun dibattito pubblico, al contrario accuratamente evitato, in occasione del PII del De Amicis. Nessuna istanza partecipativa, nonostante i formidabili istituti previsti dal regolamento comunale.

Al di là della gestione amministrativa che, come noto, ha punti di eccellenza, l’azione politica è rimasta figlia dell’improvvisazione a fronte della manifesta povertà di idee: il concorso Europan, pur avendo individuato alcune pregevoli prospettive, rischia di divenire un puro esercizio di progettazione, in assenza, ancora una volta, dei doverosi indirizzi e dalla necessaria programmazione tecnico-economica che discendono dalla visione (assente) della Cantù del futuro.

Concludo, infine, con gli effetti taumaturgici delle imminenti elezioni: alle profonde lacerazioni e fratture personali, sono seguiti i sorrisi e riappacificazioni in vista del supremo obiettivo del comando: gli elettori saranno in grado di comprendere?

venerdì 8 marzo 2024

DIRITTO DI CULTO A CANTU': CIO' CHE SI DOVREBBE SAPERE

Il Sottosegretario canturino rilascia alcune dichiarazioni, riportate sulla stampa locale, frutto di una non conoscenza degli argomenti. Prima di tutto, nel definire l’immobile una “moschea abusiva”. In realtà, la recente sentenza del TAR ha dichiarato illegittimo il rifiuto al rilascio dell’autorizzazione (permesso di costruire) per l’uso dell’edificio quale luogo di culto. Chi conosce la vicenda sa che si tratta della seconda decisione del TAR che annulla il diniego del Comune: una prima volta si trattava della pretesa del piano per le attrezzature religiose, poi dichiarato incostituzionale, una seconda volta l’ostacolo era la presunta mancanza di parcheggi. Attualmente, data l’esecutività della sentenza, il Comune, peraltro sollecitato dall’Associazione, deve rilasciare il permesso. Non si tratta pertanto di una moschea abusiva, né, come afferma la Sindaca, di una destinazione non compatibile in quanto, come si dovrebbe ormai sapere, il piano di governo del territorio ha previsto, tra le attività ammesse in quell’edificio, anche l’esercizio del culto. Infine, non guasterebbe un ripasso della giurisprudenza della Corte Costituzionale laddove il Sottosegretario afferma: “fino a quanto le comunità islamiche non sottoscriveranno le intese con lo Stato italiano, che significa accettare diritti e doveri, nulla è dovuto per i luoghi di culto”. Le sentenze della Consulta sono di segno opposto. Per dirla con la Corte: “…in materia di libertà religiosa, la giurisprudenza di questa Corte è costante nell’affermare che «il legislatore non può operare discriminazioni tra confessioni religiose in base alla sola circostanza che esse abbiano o non abbiano regolato i loro rapporti con lo Stato tramite accordi o intese (sentenze n. 346 del 2002 e n. 195 del 1993)» (sentenza n. 52 del 2016). Di conseguenza, quando tale libertà e il suo esercizio vengono in rilievo, la tutela giuridica deve abbracciare allo stesso modo l’esperienza religiosa di tutti, nella sua dimensione individuale e comunitaria” (Corte Cost. n. 63/2016, Pres. Cartabia). Il Sottosegretario agli Interni dovrebbe saperlo.

  

sabato 7 ottobre 2023

UN CONSIGLIO DI PACE PER LE LIBERTA'

 

Un consiglio comunale che non ti aspetti, dopo anni di deserto. Una sala molto gremita da famiglie che hanno sottolineato, con la loro partecipazione, l’importanza dei diritti sui quali sono costruite le fondamenta della nostra civiltà. La libertà religiosa, ma anche il diritto di associarsi e di sentirsi parte della propria comunità in sintonia con la città in cui si vive. Gli interventi che si sono susseguiti dal punto di vista politico, giuridico, sociologico hanno sottolineato l’importanza del dialogo e di soluzioni di buon senso che, riconoscendo a ciascun individuo i diritti inviolabili anche “nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, consentano una pacifica convivenza con “l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” come è stato ricordato citando l’art. 2 della Costituzione. Non vi è stato alcun riferimento al contenzioso che investe l’amministrazione comunale se non con il garbato invito di Salma e Malek, per conto di Assalam al dialogo per trovare una soluzione alla necessità dei luoghi di culto. Fuori contesto e fuori tema, invece, l'irritato intervento dalla Sindaca che, nonostante il tema della serata fosse la libertà religiosa, si è riferita esclusivamente alle cause in corso richiamando alcune sentenze, ma omettendo il riferimento ad altre (tra cui quelle della Corte costituzionale) con attacchi personali e gratuiti alla mia persona che non resteranno privi di conseguenze. L'unica nota stonata.

martedì 23 maggio 2023

PRIMI NEL CONSUMO DI SUOLO


La maggioranza che amministra Cantù, come ha riportato la stampa nei giorni scorsi, può fregiarsi, nella non invidiabile classifica del consumo di suolo, del primo posto. Il centrodestra, da quando ha ripreso ad amministrare la città (2017), si è contraddistinto per l’assoluto immobilismo sotto il profilo urbanistico favorendo una nuova stagione di disordinata espansione con il proliferare delle medie dimensioni di vendita. Nessuna revisione del PGT nonostante le leggi regionali sul consumo di suolo del novembre 2014 e di rigenerazione urbana della fine del 2019 (che ha partorito interventi timidi ed insufficienti). Eppure, le premesse del PGT, approvato all’inizio del 2014, erano improntate al contenimento delle espansioni residenziali, alla limitazione della densità edilizia all'interno del tessuto urbano consolidato e alla disciplina dei diritti edificatori in equilibrio con le esigenze di tutela ambientale (macrobiettivo n. 4 del PGT vigente). Rispetto alle previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) che ammetteva, per Cantù, quale polo attrattore, un possibile incremento dell’area urbanizzata del 2,5 %, le precise scelte dello strumento urbanistico limitavano l’espansione allo 0,25 % dell’area urbanizzata. Gli interventi legislativi e le mutate condizioni socioeconomiche avrebbero dovuto indurre una politica attenta ai bisogni della comunità amministrata a precise scelte nel governo del territorio. Come affermano, infatti, i giudici amministrativi: “la disciplina comunitaria della liberalizzazione non può essere intesa in senso assoluto come primazia del diritto di stabilimento delle imprese ad esercitare sempre e comunque l’attività economica, dovendo, anche tale libertà economica, confrontarsi con il potere, demandato alla pubblica amministrazione, di pianificazione urbanistica degli insediamenti, ivi compresi quelli produttivi e commerciali. La questione, pertanto, involge tipicamente un giudizio sulla proporzionalità delle limitazioni urbanistiche opposte dall’autorità comunale rispetto alle effettive esigenze di tutela dell’ambiente urbano o afferenti all’ordinato assetto del territorio”. La Lega ed il centrodestra sono rimasti imbelli favorendo, ancora una volta, come era accaduto negli anni 2000 sul fronte residenziale, una crescita incontrollata degli insediamenti commerciali, aggravando oltremodo l’assetto viabilistico. Le conseguenze le leggiamo, ancora una volta, nella cronaca, con i gravissimi incidenti che si succedono nelle strade divenute pericolose ed ingovernabili.

lunedì 17 aprile 2023

LA VOCE (SBAGLIATA) DEL PADRONE


Il sottosegretario canturino è turbato: l’immagine della preghiera sul sagrato della chiesa di San Paolo lo preoccupa. Sentita la voce, subito corrono ai ripari i consiglieri leghisti, anch’essi inquieti per le occupazioni simboliche che preludono a chissà quali sostituzioni. Dimenticano però che la manifestazione ha avuto il patrocinio del Comune di Cantù e che la Commissione Cultura della Comunità Pastorale ha solo voluto proseguire il dialogo tra religioni e tra comunità vicine che la Lega vorrebbe tenere lontane.
Il sottosegretario neppure si è premurato di verificare che, contrariamente a quanto ha pubblicamente affermato, la preghiera non era riservata agli uomini, ma partecipavano anche le donne ed i bambini.
Ed ecco che, ben oltre l’autorità civile che pur rappresenta, coglie l’occasione per ergersi a difensore della fede, inciampando nel dialogo interreligioso che sarebbe legittimo solo se non si rinuncia ai simboli cattolici e cristiani.
Il passo resta oscuro e non si capisce chi avrebbe rinunciato a cosa: è così ostico, caro sottosegretario, il tema dell’accoglienza, anche sul sagrato della Chiesa (che resta cattolica e cristiana) di una comunità religiosa nei confronti dell’altra a cui è negato, dal Comune, per la quarta volta, l’uso temporaneo della struttura per il Ramadan che si è tenuto anche quest’anno solo per ordine del Giudice?
Ed ecco l’accusa alla Comunità Pastorale: consentire l’“occupazione” del sagrato – rivelando il proprio relativismo, il pensiero debole e la perdita d’identità – e chiudere l’oratorio di San Teodoro in cui il sottosegretario si è formato!
Torna, dunque, alla lotta “titanica” contro la Moschea (che sta costando decine e decine di migliaia di euro ai suoi concittadini) per concludere che il dialogo “significa confronto ma anche rispetto delle regole”.
Dimentica però che la vicenda di Assalam si è innestata solo quando la destra (Lega ed alleati) ha approvato, in Lombardia, una legge che la Consulta ha dichiarato incostituzionale nel 2019 per violazione del diritto di culto.
Invoca, quale condizione per il suo esercizio, la sottoscrizione delle intese tra Stato e comunità islamiche, dimostrando di non conoscere le decisioni della stessa Corte costituzionale: le intese previste dall’art. 8, terzo comma, della Costituzione non sono e non possono essere una condizione imposta dai pubblici poteri alle confessioni religiose per usufruire della libertà di organizzazione e di azione.
Perde, insomma, ancora una volta, l’occasione per tacere.

giovedì 9 marzo 2023

DOPO LA TRAGEDIA, LA FARSA DI CUTRO


Qual è il senso di un Consiglio dei ministri convocato a Cutro? La verità è, come tutti comprendono, che non ha alcun senso: la vicinanza e l’empatia del popolo italiano per l’immane tragedia l’ha espressa un grande Capo dello Stato con la sua silenziosa presenza di fronte alle decine di bare di vittime innocenti. La convocazione della Presidente del Consiglio è solo mediatica, per tentare di sopire quella grave sensazione di insensibilità rispetto alle umane sofferenza che ha mostrato il Governo. Un Consiglio che ha partorito facili misure populiste (la guerra in ogni parte del mondo agli scafisti, unici responsabili dell’“incomprensibile” fenomeno migratorio) e l’apertura alle braccia e non alle persone. Ancora un’occasione persa per prendere atto che l’immigrazione, ormai da decenni, non è un emergenza, ma un fenomeno strutturale che richiede studi, approfondimenti, monitoraggi, misure organizzative che separino l’accoglienza dai flussi migratori per ragioni economiche e la creazione di un’agenzia per l’immigrazione. Trent’anni di reclusione agli scafisti e più braccia per l’agricoltura: a questo è servito il Consiglio dei ministri a Cutro, mentre le sirene delle scorte risuonano in lontananza.

giovedì 26 gennaio 2023

NUOVE SPERANZE


Il tanto vituperato Partito Democratico giunge alla fase congressuale non solo per eleggere un nuovo segretario, ma per scegliere il prossimo orientamento politico. Bisogna dire due cose: il processo che porta alle scelte è profondamente democratico, sin dalla fase preparatoria. L’apertura delle primarie all’esterno ne è la conferma. Aggiungo che il dibattito è tutt’altro che mera apparenza. Elly Schlein ha voluto impegnarsi nel segno del rinnovamento dando nuova linfa ad una forza politica che torni a sostenere, non solo nelle parole, i valori indeclinabili in cui si sostanziano i diritti civili, la giustizia sociale e la salvaguardia dell’ambiente. La tutela degli ultimi e la rivoluzione ecologica sono due capisaldi da cui ripartire. Ho scelto di dare il mio contributo iscrivendomi al partito democratico per sostenere Elly nella fase congressuale. Nutro nuove speranze per il cambiamento che potrebbe compiersi in una formazione che si proclama autenticamente democratica. Affinché gli ideali non restino illusioni.

martedì 6 dicembre 2022

Assalam: cinque gravi inesattezze nel comunicato della Sindaca di Cantù.

1. La Sindaca ha affermato: “In nessuna sede ed in nessuna circostanza è stata messa in discussione la libertà di culto di alcuno, non è compito né volontà̀ di questa Amministrazione entrare in un dibattito che, per sua stessa natura, non le è proprio”. La Costituzione deve essere applicata prima e al di sopra di ogni altra legge, anche da parte delle Amministrazioni comunali. Il diritto di culto è sancito dalla Costituzione ed è obbligo dei Comuni consentirlo e non ostacolarlo. Non c’è possibilità di “chiamarsi fuori”: una simile farisaica affermazione significa molto semplicemente non applicare la Costituzione e non applicare le sentenze della Consulta che ha sancito l’incostituzionalità della norma che imponeva il piano per le attrezzature religiose (n. 254/2019).

2. Nel comunicato si afferma: “l’azione comunale non ha in alcun modo violato il principio costituzionale di laicità̀ dello Stato e di rispetto della libertà religiosa”. Occorre ricordare alla Sindaca che in ben tre giudizi il T.A.R. ha dovuto ordinare al Comune l’uso temporaneo dell’immobile negato irragionevolmente. Inoltre, il T.A.R., con sentenza n. 164/2021, ha statuito che a seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge regionale, il Comune, in presenza di richieste di insediamento di attrezzature religiose, in applicazione della Costituzione, deve esaminare le domande ed esercitare la potestà pianificatoria senza limitare la libertà di culto. La sentenza è rimasta inattuata.

3. La Sindaca ha inoltre asserito: “A questo proposito giova ricordare che il Tar Lombardia nel 2018 ed il Consiglio di Stato nel 2021 hanno decretato in via definitiva che l’Associazione culturale Assalam utilizza abusivamente il capannone di Via Milano come luogo di culto, contrariamente a quanto previsto dalle destinazioni d’uso consentite”. La sentenza del Consiglio di Stato non ha affermato che l’esercizio del culto costituisce una destinazione d’uso non consentita dallo strumento urbanistico, né avrebbe potuto dirlo posto che, in realtà, il PGT consente la destinazione d’uso a luogo di culto come deciso con l’approvazione, in accoglimento dell’osservazione n. 313, presentata dalla proprietà dell’immobile. Pertanto, nel capannone è prevista la possibilità di insediare un’attività di culto. Ciò che ha rilevato il Consiglio di Stato è l’assenza del permesso di costruire. Occorre precisare, però, che il permesso di costruire, tempestivamente richiesto dall’Associazione, è stato negato esclusivamente per effetto della sopravvenuta modifica della legge regionale n. 12/2005 che ha introdotto la necessità del piano per le attrezzature religiose (norma poi dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 254/2019).

4. La Sindaca ha dichiarato: “punendo invece l’Associazione Assalam per l’utilizzo abusivo di un bene per uno scopo diverso da quello autorizzato dalla legge”. Come riferito, non vi è alcun utilizzo per uno scopo diverso da quello previsto dal PGT (e dunque dalla legge). La sanzione – e non la punizione, da considerarsi autentico lapsus freudiano – concerne l’assenza del titolo, ovvero il permesso di costruire. Ma la ratio della norma (art. 31 d.P.R. 380/2001) è quella di acquisire l’immobile al patrimonio per demolire le opere abusive nell’ipotesi di inottemperanza. Nel caso di Assalam, come tutti comprendono, non è possibile “demolire” le persone che pregano. Pertanto, le finalità dell’acquisizione non sono assolutamente chiare e sembra che il Comune, per ragioni “punitive”, voglia acquisire l’immobile per obiettivi non enunciati e non in linea con la ratio normativa, considerato che l’edificio è stato realizzato conformemente alla legge ed allo strumento urbanistico (non vi sono opere abusive).

5. Infine, la Sindaca afferma: “Al di là del pasticcio politico-ammnistrativo fatto da chi oggi se ne lamenta, nonché delle spese giudiziarie cui il Comune ha dovuto far fronte in questi anni”. L’Associazione ha acquistato l’immobile solo dopo aver avuto la certezza che il PGT consentisse l’insediamento nell’immobile. Una volta presentata la richiesta di permesso di costruire (2014), la Lombardia con legge (2015) poi dichiarata incostituzionale (2019) ha imposto il piano per le attrezzature religiose, la cui assenza ha indotto il Comune a negare il permesso. Chi ha creato il pasticcio? È come se ad un imprenditore fosse, in via preliminare, dichiarato di poter insediare un’attività produttiva per poi negarla dopo l’acquisto l’area e la richiesta di permesso per insediarla!
Quanto ai denari dei contribuenti spesi per non consentire l’esercizio del diritto di culto, di questo risponde esclusivamente la Sindaca e la maggioranza che la sostiene poiché l’art. 24 della Costituzione garantisce il diritto di difesa.

lunedì 7 novembre 2022

Oggi ho protocollato le mie dimissioni da Consigliere provinciale. Da tempo segnalavo che, a mio giudizio, non vi era spazio per la collegialità nelle decisioni. Preso atto della ricandidatura di Fiorenzo Bongiasca e dell'unanime investitura delle forze politiche presenti in Consiglio, ne ho dovuto trarre le mie conclusioni. Nella lettera sono spiegate le mie ragioni.
   
Egregio Presidente,
intendo rassegnare le mie dimissioni da Consigliere, irrevocabili ai sensi dello statuto e del regolamento. Ritengo opportuno chiarire le ragioni del mio atto, frutto di un’attenta riflessione. Non compio Il mio gesto con leggerezza, essendo consapevole che i miei elettori hanno confidato nel mio impegno sino alla conclusione della consiliatura. Purtroppo, ho dovuto constatare che il ruolo di consigliere, in Provincia, è divenuta una sorta di carica onorifica, priva di reale valore politico. Ella, come pur avrebbe potuto, non ha inteso modificare la sostanziale irrilevanza del ruolo. Non ha previsto deleghe. Non ha istituito commissioni. Non ha nominato un vicepresidente. Non ha illustrato al Consiglio insediato il suo programma politico, né sono stati previamente condivisi gli atti di indirizzo politico-amministrativo. La sciagurata legge Delrio Le consente di assumere ogni provvedimento in precedenza riservato alla Giunta, ora soppressa, anche se nel rispetto del principio di collegialità. Al di là degli aspetti formali, in Consiglio non si è mai sviluppato alcuna dialettica: non esiste maggioranza né opposizione ed il ruolo dei consiglieri è di mera ratifica. È mancata la collegialità sugli atti di indirizzo, anche in relazione alla recente approvazione del D.U.P. sul quale mi sono astenuto. Non è mai stata mia intenzione assumere, con la carica, il mero controllo di legittimità degli atti: altre sono le autorevoli figure che in Amministrazione non mancano, chiamate a questo ruolo. Non mi resta, dunque, che prendere atto della situazione e rimettere il mandato nella speranza che in futuro le Province possano tornare al principio democratico con elezioni dirette ed a suffragio universale, considerata l’importanza che l’Ente mantiene per l’esercizio di funzioni proprie e che ha assunto per l’attuazione del P.N.R.R. La speranza è che le mie dimissioni possano costituire un piccolo contributo alla necessaria svolta politica e istituzionale prima che il tramonto ci colga impreparati.


venerdì 23 luglio 2021

LA COMMEDIA DELL'ARTE, IL DENARO DEI CONTRIBUENTI E L'EFFETTO BOOMERANG

La nobile commedia dell’arte annovera, tra gli altri, Capitan Fracassa, il dottor Balanzone, Pulcinella Arlecchino e Colombina, prototipi di tanti caratteri tratti dalla vita reale del tempo. Non è un caso che sia nata in Italia, un paese assai ricco di personaggi, fonte inesauribile di intuizioni letterarie. Anche a Cantù gli spunti non mancano e la vicenda dell’Associazione Assalam li ha messi in evidenza. Emerge la figura del sottosegretario e onorevole Molteni che coglie la palla al balzo per vantarsi dei “successi” della lega canturina, che avrebbe ottenuto giustizia. In disparte il fatto che non guasterebbe al sottosegretario una più attenta lettura della complessa vicenda, solo per non dimenticare che il T.A.R. Milano, con sentenza passata in giudicato, ha annullato il provvedimento con cui il Comune aveva bocciato la richiesta del permesso di costruire di Assalam. Il Comune lo ha nuovamente negato
(nonostante la sentenza) e la vicenda è tornata al T.A.R. che deve ancora decidere. Lo sforzo di memoria avrebbe fatto comprendere a Molteni il secondo passaggio della sentenza che ha respinto l’appello incidentale del Comune (l’acquisizione dell’edificio), in attesa della questione fondamentale: la decisione sul rilascio del permesso di costruire. Bisogna anche aggiungere che Molteni ha una strana concezione della Costituzione e dei diritti fondamentali. A parole dichiara di volerli rispettare, ma nella sostanza li nega, sorvolando sulle decisioni della Corte costituzionale che, proprio in relazione alla legge lombarda, ha affermato che non sono necessari protocolli d’intesa per l’esercizio del culto (la n. 63/2016) ed il piano delle attrezzature religiose (la n. 254/19, sentenza in cui la stessa Assalam era coinvolta). Non resta, allora, che agitare lo striscione, partecipando ad una manifestazione davanti alla sede di Assalam, dimentico del ruolo istituzionale svolto al Ministero dell’Interno che impone l’imparzialità nei confronti di tutti cittadini. Anche Alice Galbiati, incurante dell’effetto boomerang, sbandiera le cifre da capogiro che il Comune avrebbe speso per la battaglia legale: oltre 60.000 Euro dei canturini. Non dice, però, che quelle spese, ben si sarebbero potute evitare con il confronto (sempre negato dal Comune) e con il buon senso. Neppure riferisce quanto il Comune (e dunque i canturini) avrebbero speso, quando era assessore, nel tentativo di salvare la poltrona del Sindaco Arosio. Infine, proprio perché abbiamo a che fare con avvocati, lascia di stucco addossare ad Assalam le responsabilità delle spese legali. Per due motivi molto semplici. Il primo: se le spese sono compensate il Giudice, come sanno gli avvocati, ritiene che non tutte le ragioni siano da una parte, altrimenti avrebbe condannato Assalam a rifonderle. Il secondo: il diritto di difesa è una garanzia costituzionale. Per Molteni e Galbiati Assalam avrebbe dovuto rinunciare a priori alla difesa dei propri diritti: la concezione leghista della Costituzione.

mercoledì 16 dicembre 2020

IL SALTO DELLA QUAGLIA E IL PADRE PADRONE


L’on. Molteni l’ha detto: trova moralmente riprovevole la condotta dei consiglieri che hanno abbandonato il Carroccio in corsa. Il salto della quaglia è intollerabile. La ragione la spiega, però, Valeriano Maspero, contribuendo ad allargare le vistose crepe nel muro della Lega cittadina: manca la condivisione nelle scelte, persino tra consiglieri leghisti. Significa, come avevamo già affermato a più riprese, che le decisioni sono prerogativa di pochi (o forse di uno solo). Si consolino i consiglieri transfughi: da tempo, dall’opposizione, lamentiamo lo svilimento delle Commissioni (con qualche rara eccezione) e soprattutto del Consiglio Comunale, divenuto per i leghisti solo un ostacolo burocratico. Non volevano discutere in Consiglio neppure la vicenda, tutta politica, dell’assessore Metrangolo, salvato sul filo di lana, dopo mesi di inspiegabile graticola. L’arcano resta irrisolto: erano, nel frattempo, cambiati i rapporti di forza o gli argomenti da spendere? Ora, però, l’on. Molteni è avvertito. Chi cambia casa dice di averlo fatto per una ragione precisa: svolgere il ruolo per cui è chiamato in Consiglio comunale consapevolmente, partecipando alle scelte. Forse non è più il tempo in cui, come nel romanzo di Gavino Ledda, il padre era anche padrone.

martedì 1 dicembre 2020

L’INUTILE MOZIONE


L’abulia del centrodestra canturino è ora certificata dal Consiglio Comunale. Con delle giustificazioni meno che puerili: la necessità di approfondimenti a distanza di alcuni mesi di assoluta inerzia. Un unico breve lampo - solo illustrativo - in Commissione urbanistica, questi sarebbero i passaggi amministrativi visibili. Oltre ai due incontri in Provincia il cui esito, al Consiglio, non è mai stato riferito. La mozione, di assoluto buon senso, presentata dal gruppo consiliare P.D.- Unire Cantù e Cantù con Noi, a distanza di un mese dalla sua presentazione, è stata respinta da una maggioranza irresoluta, neppure in grado di percepire l’unica soluzione percorribile, che coniuga le ragioni dell’economia con quelle della preservazione e promozione dell’ambiente. Restiamo dunque in attesa di altri che indichino le soluzioni per Cantù: non importa quale sia il prezzo, in termini ambientali, da pagare.


 


lunedì 26 ottobre 2020

LE PAROLE VANE: ANCORA EMERGENZA!

Avevo scritto a marzo, dopo un lungo silenzio, proprio su questo blog. Avevo avviato anche una petizione. Il monoblocco dell'ex ospedale Sant'Anna poteva essere riqualificato per ospitare pazienti Covid (con degenze che non richiedevano cure intensive). Sembrava, infine, che qualcosa si muovesse. Ora che torna, sinistra e prepotente, la pandemia, mi chiedo che ne è stato del tempo trascorso e per quale ragione tutto è rimasto lettera morta. 


domenica 4 ottobre 2020

DUP 2021 – 2023 DEL COMUNE DI CANTU’ - Spunti per un’analisi critica


Il Comune di Cantù in base al D.lgs. n. 126/2014, attuati i processi di armonizzazione dei diversi sistemi, deve conformare la propria gestione oltre che ai principi contabili generali anche al principio della programmazione, con il collegamento del ciclo di gestione delle Performance.
Il DUP è pertanto lo strumento per la misurazione e la valutazione delle performance dei Comuni.
Il nuovo art. 170 del TUEL sostituisce la Relazione Previsionale e Programmatica (RPP) con il DUP, che rappresenta la guida strategica ed operativa dell'ente locale, organizzata in due sezioni: quella strategica che ha come orizzonte temporale di riferimento il mandato amministrativo e quella operativa che invece è riferita al bilancio di previsione.
Il DUP è propedeutico proprio al bilancio di previsione e costituisce la guida strategica ed operativa che consente di affrontare unitariamente e sistematicamente le discontinuità ambientali ed organizzative.
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (cosiddetto decreto Cura Italia), all’articolo 107, comma 6, per le note vicende pandemiche, ha rinviato la presentazione al Consiglio Comunale del DUP 2021-2023 al 30 settembre 2020 (anziché al 31 luglio).
L’importanza del DUP, da me sottolineata anche in conferenza Capigruppo, deriva dal fatto che, nel rispetto del principio di coordinamento e coerenza dei documenti di bilancio, esso costituisce il presupposto necessario di tutti gli altri documenti di programmazione.
Mi pongo, allora, la domanda: l’articolazione del DUP presentato questa sera in Consiglio ha consentito al Comune di Cantù di valorizzare tutti gli aspetti di integrazione logica ed operativa tra il controllo strategico e la gestione della performance?
A mio parere no.
Cecherò, nel breve tempo concesso, di illustrare le ragioni per cui sono giunto a tale conclusione.
Partendo dalla programmazione, oggi strumento indispensabile di gestione e amministrazione dell’ente.
La programmazione è un processo di analisi e valutazione che, prevedendo, predisponendo, raffrontando e coordinando coerentemente tra loro le politiche prescelte e la pianificazione ai vari livelli di progettazione, consente di organizzare, in un determinato ambito temporale, le attività e le risorse necessarie per conseguire gli obiettivi prefissati nel perseguimento dell’interesse generale alla promozione dello sviluppo sociale ed economico della comunità amministrata.
Gli ambiti entro cui si formano i procedimenti volti alla programmazione prevedono una serie di fasi partecipative che devono consentire ai cittadini ed ai portatori di interesse di:
- conoscere gli obiettivi ed i programmi di bilancio, oltre ai risultati che l’ente si propone di conseguire;
- valutare, nell’applicazione degli indirizzi prescelti, il grado di effettivo conseguimento dei risultati al momento della rendicontazione.
In conseguenza i documenti della programmazione devono esprimere il collegamento tra:
- i contenuti della programmazione;
- i cittadini ed i portatori di interesse di riferimento;
- le risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili;
- le responsabilità di indirizzo politico amministrativo, di gestione e di controllo.
Ecco la ragion per cui la programmazione deve prevedere:
- un programma di governo, riservato agli organi di indirizzo politico e di attuazione che definisce le finalità e gli obiettivi di gestione perseguiti dal Comune, anche attraverso il sistema degli enti strumentali e società controllate e partecipate;
- gli indirizzi di finanza pubblica sia in ambito europeo che nazionale.
La valenza pluriennale del processo di programmazione è collegata alla necessità di estendere al medio periodo l’orizzonte delle decisioni da assumere e delle verifiche da compiere, il DUP non è una semplice “autorizzazione” del bilancio di previsione, ma deve preventivamente valutare:
- l’affidabilità e incisività delle scelte e dei programmi politici;
- la chiarezza degli obiettivi;
- l’uso efficiente delle risorse disponibili.
La breve, ma necessaria premessa di carattere introduttivo precede l’analisi.
A) L’ ANALISI DELLE CONDIZIONI ESTERNE ALL’ENTE.
1. obiettivi nazionali e regionali.
Si prende atto, e questo pare una notevole presa di posizione da parte di un’amministrazione di centrodestra, a trazione leghista (e dunque “sovranista”) che il Comune di Cantù riconosce la funzione fondamentale dell’U.E. riconoscendo che le sue iniziative potrebbero favorire la crescita (la fonte è il bollettino economico della Banca d’Italia).
Per quanto riguarda la Regione Lombardia, con la legge regionale n. 9 del 4 maggio 2020 “Interventi per la ripresa economica”, è prevista una spesa complessiva di euro 3.000.000.000,00 per il rilancio dell’attività delle imprese e per la realizzazione di interventi a vantaggio delle comunità locali.
Le misure approvate hanno la finalità di finanziare una o più opere pubbliche per ogni Comune lombardo, per le Province e per la Città Metropolitana, a condizione che non siano già integralmente finanziati da altri soggetti. Sono disponibili per questa finalità 400.000.000,00 euro suddivisi negli anni 2020 e 2021.
Gli interventi realizzabili dai Comuni rientrano nei seguenti ambiti:
a) sviluppo territoriale sostenibile, compresi interventi in materia di mobilità sostenibile, nonché interventi per l'adeguamento e la messa in sicurezza di strade, scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale, abbattimento delle barriere architettoniche e interventi per fronteggiare il dissesto idrogeologico e per la riqualificazione urbana;
b) efficientamento energetico, compresi interventi volti all'efficientamento dell'illuminazione pubblica, al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, nonché all'installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
c) rafforzamento delle infrastrutture, indispensabili alla connessione internet, con particolare riferimento alla fibra ottica e alla realizzazione e ampliamento di aree “free wi-fi”.
Allo stato, con decreto 10266 del 4 settembre 2020 La Regione Lombardia ha validato, solo considerando la Provincia di Como, 18 progetti strettamente correlati agli interventi realizzabili: non figurano progetti del Comune di Cantù.
Occorreva, dunque, nell’ambito dell’attività di programmazione di cui si è riferito nella parte introduttiva, non limitarsi ad indicare gli ambiti di investimento, ma operare concretamente per ottenerli con progetti tempestivi e credibili.
Allo stato la nostra città non figura tra i soggetti che hanno presentato progetti finanziabili.
2. Valutazione della situazione socioeconomica.
Dietro la definizione di marketing territoriale (finalizzato, secondo il DUP, a migliorare la competitività del sistema canturino) - si cela una sorta di parola taumaturgica che dovrebbe risolvere i problemi del settore. Ma le iniziative sono limitate ad esperienze che hanno dimostrato, nella loro attuale conformazione, di non essere particolarmente performanti: Il DUC, esteso all’intera città, il festival del legno che stenta ad uscire dall’ambito strettamente localistico e l’iniziativa shopping & design che, se limitata alla nostra città, resta un intervento in scala ridotta. Riproporre stancamente, in assenza di nuove idee e progetti, iniziative avviate da altre amministrazioni rappresenta per la maggioranza l’obiettivo strategico per risollevare l’economia della città.
Tralasciamo l’appiattita analisi dei dati economici che, riferiti a soli due anni, non hanno alcun senso: per capire l’evoluzione economica occorre ben altro, nella consapevolezza che le serie storiche presentano, in genere, oscillazioni secondo un andamento di lungo periodo. Serie che, nel campo economico, comprendono: 1) Trend: (movimento tendenziale di lungo periodo che considera l’evoluzione strutturale in base a cause sistematiche; 2) il ciclo congiunturale (la valutazione di condizioni più o meno favorevoli, di espansione e contrazione); 3) la stagionalità (che valuta le oscillazioni dovute a fattori climatici o sociali), 4) l’accidentalità che considera movimenti irregolari, provocati da una serie di circostanze impreviste
L’analisi è carente poiché non considera alcuna serie.
Inoltre, il DUP predisposto dalla maggioranza è un documento irreale (nel senso che non contempla la realtà): Mi limito al dato normativo (largamente incompleto): come se nulla fosse accaduto, nella valutazione della situazione socioeconomica locale, mancano riferimenti puntuali alla pandemia e agli interventi richiesti da una situazione ben lungi dall’essere normalizzata. Eppure con la G.U. n. 26 dell'1 febbraio 2020 ha pubblicata la Delibera del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020, contente la Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all'insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili e siano seguite una serie di interventi tra cui il decreto legge 23 febbraio 2020, n.6, cui hanno fatto seguito diversi decreti attuativi; sono stati altresì approvati il decreto legge 2 marzo 2020 n. 9, per introdurre misure di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese insistenti nei territori maggiormente colpiti nella prima fase di diffusione del virus Covid-19, il decreto legge n. 11 del 2020, avente ad oggetto misure straordinarie per la giustizia, il decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 recante misure economiche per il sostegno a famiglie, lavoratori e imprese, il decreto legge 25 marzo 2020, n. 19 recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 applicabili sull’intero territorio nazionale, il decreto legge 8 aprile 2020 n. 22, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e sull’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato, il decreto legge 8 aprile 2020 n. 23 recante misure urgenti sulla in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici (e mi fermo per non rendere stucchevole il discorso).
Allo stesso modo, la semplice analisi demografica non indica alcun fatto significativo in vista di una seria programmazione pluriennale (il mandato dura cinque anni).
B) ANALISI CONDIZIONI INTERNE
La verifica sui SIEG (Servizi di interesse economico generale) e sui servizi privi di interesse economico (in genere i servizi sociali) non esprime nulla di innovativo, limitandosi a censire l’esistente, senza alcuna visione strategica sulle modalità attraverso cui esplicare servizi fondamentali da erogare alla comunità di riferimento.
C) OBIETTIVI STRATEGICI
Sugli obiettivi strategici basta un esame, solo a campione, per dimostrare le carenze evidenziate a livello generale.
Missione 1 – servizi istituzionali e di gestione. Si prevede una spesa di oltre 2.300.000 euro per ordinarie funzioni amministrative (coordinamento dell’attività amministrativa dell’apparato comunale in funzione degli … indirizzi). Attendiamo, a consuntivo, un dettagliato rendiconto di gestione.
Missione 3 – ordine pubblico e sicurezza. Senza alcun riferimento alle gravi marginalità e al necessario raccordo con la sicurezza sociale, il massimo sforzo resta quello di diffondere la cultura della legalità … obiettivi resi particolarmente indicativi dall’attuale flusso migratorio che ha implementato il tasso di insicurezza percepite…
Pu non considerando l’insostenibile equazione: necessaria diffusione della cultura della legalità a causa del flusso migratorio, non si valuta che il tasso migratorio, dopo il picco del 2014, è calato.
Missione 5 – tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali. A parte un refuso evidente a pag. 119, e l’ampia descrizione dell’attività del settore, tra le linee politiche di mandato, l’obiettivo è quello, generale, della valorizzazione … (il che significa assenza di indirizzi).
In relazione alle attività culturali le stesse linee di mandato sono il censimento di iniziative e manifestazioni già da tempo avviate, senza alcuna progettualità per promuovere la cultura, collegandola al patrimonio artistico e monumentale della città e alla grande tradizione artigiana nel settore del legno a al design.
Missione 7 – Turismo. Un'unica iniziativa: il carnevale canturino (che, fortunatamente non ha bisogno della maggioranza per camminare da solo). Non si aggiunge altro!
Missione 8 – assetto del territorio. In disparte il riferimento all’attività di supporto per un progetto non ancora presentato (palasport), in relazione all’edilizia residenziale pubblica non si registra alcuna iniziativa di housing sociale, nonostante vi sia un fitto programma di assistenza per che ha problemi abitativi e l’obiettivo resta la manutenzione di un solo immobile. In relazione ai rifiuti, accanto alla previsione dell’aumento dei costi del servizio, nessun riferimento, negli indirizzi, all’economia circolare (end of waste), alle clausole sociali ed ambientali e alla possibilità di affidare il servizio attraverso un partenariato pubblico privato istituzionalizzato. Il parco delle Groane resta per la maggioranza una fonte di spesa e non una risorsa da tutelare e promuove (l’obiettivo è partecipare alla spesa). Per l’inquinamento dell’aria si intende spendere la mirabolante cifra di € 1.000 (per la manutenzione dell’impianto fotovoltaico). Eppure, solo 16 gennaio 2020, il PM 10 a Cantù era salito a 99 (il più alto della provincia, fonte CIAOCOMO). Manca ogni linea di indirizzo sulla rigenerazione urbana, sulla necessaria variante di piano, sugli ambiti strategici (ex De Amicis, Castello Pietrasanta, Aree dismesse) e neppure si comprende come questi temi saranno affrontati, a livello organizzativo, nella pianificazione. Si tornerà agli incarichi esterni all’Ente?
Missione 10 – La scheda del TPL locale non è neppure aggiornata. Nonostante sia stata annunciata la rivoluzione (in realtà l’involuzione) delle linee urbane, con la soppressione BUS-TU (rimane la sola linea urbana 3, per 301.000 euro di contributo), rimane indicato, nella missione 10, … il BUS-TU! Mancano indirizzi ed obiettivi ed un piano per la mobilità urbana sostenibile.
Bisognerebbe aggiungere altro, ma il tempo è tiranno. A voi consiglieri, ma soprattutto ai cittadini, le considerazioni.
Vincenzo Latorraca

martedì 16 giugno 2020

LE CONVENZIONI APPROVATE AL CONSIGLIO DELLE BEFFE


Al Consiglio delle beffe, si sono discusse anche due convenzioni. La prima riguarda l’esercizio in forma associata delle funzioni di Polizia Locale con i comuni di Cucciago e Casnate con Bernate. Abbiamo chiesto di discutere i seguenti punti.
A) I Comuni convenzionati si impegnano a: (…)  b. riconoscere al Comandante del Corpo Intercomunale un’indennità “ad personam” di cui all'art. 110, comma 3, D.Lgs. n. 267 del 2000, pari ad euro uno ad abitante al 31/12 dell’anno precedente e rivalutata annualmente in base all’indice ISTAT.
B) La Conferenza dei Sindaci dei Comuni associati elabora direttive ed indirizzi che dovranno essere attuati dal Comandante del Corpo Intercomunale ed ha il compito di verificare l’andamento della gestione del servizio in forma unificata.
C) Per lo svolgimento di tali compiti la Conferenza si riunisce periodicamente e decide a maggioranza dei suoi componenti. In caso di parità nella votazione fa fede la posizione assunta dal Sindaco del Comune capofila.
Sono tre articoli della convenzione approvata dal Consiglio.
Sul punto A) abbiamo chiesto alla maggioranza di chiarire se al Comandante, in base alla convenzione, sarebbe spettata un’indennità aggiuntiva di circa € 48.400 (40.000 abitanti per Cantù, 5000 per Casnate, 3400 per Cucciago). La risposta, francamente, non è stata pertinente. Secondo la Giunta contribuirebbero solo Casnate e Cucciago (ma ciò non si desume dalla convenzione).  Al contrario la clausola si riferisce ai comuni convenzionati e dunque a tutti e tre i comuni. Secondo l’interpretazione letterale (in claris non fit interpretatio) non vi sono dubbi sul calcolo dell’indennità.
Sui punti B) e C) abbiamo obiettato che le rilevanti funzioni di indirizzo rischiano di non essere decise dal Comune capofila (ovvero Cantù). Difatti il Comune di Cantù, pur avendo un rilevante peso ponderale, considerati territorio e numero di abitanti, potrebbe essere messa in minoranza da Casnate e Cucciago (ogni Sindaco esprime un voto). Non solo: pare una beffa il caso di parità, in cui il Sindaco Capofila prevarrebbe. Se i comuni sono tre, la parità (e dunque la prevalenza di Cantù) quando mai potrà ricorrere? Naturalmente anche sulla seconda obiezione nessuna risposta, ma l’assessore alla legalità ha invitato l’opposizione a lavorare in Commissione (mostrando di avere le idee confuse sulle funzioni del Consiglio comunale)!
La maggioranza ha respinto con superficiale arroganza ogni obiezione.
Anche se le ragioni che inducono alla gestione in forma associata di servizi comunali sono sempre, in astratto, condivisibili, nel concreto la buona amministrazione, per l’attuazione degli indirizzi, richiede capacità e competenze che, se assenti, vanificano ogni buon proposito.
Sulla seconda convenzione, relativa al servizio Appalti, torneremo presto.

sabato 13 giugno 2020

QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO

Con il garbo e l’eleganza istituzionali che la contraddistinguono, il Sindaco di Cantù, reintegra, all’ultimo istante (si direbbe in zona Cesarini), nelle sue mansioni l’Assessore all’Ambiente. Antonio Metrangolo, con tutta evidenza, dispone di argomenti molto persuasivi nei confronti della Lega canturina e dopo la “penitenza” autoinflittasi e la temporanea privazione dell’indennità, può tornare in corsa. Trasgredire i provvedimenti della quarantena non è poi così grave per chi ricopre una carica istituzionale: certo, i cittadini dovevano restare a casa, ma secondo la tesi leghista, la regola non vale o non è importante per chi ricopre incarichi rilevanti nella pubblica amministrazione. Dopo mesi di imbarazzante e disarmante silenzio, dopo i tentativi di nascondersi dietro la foglia di fico dell’inammissibilità della mozione, dopo aver raggiunto il punto più basso per un’amministrazione canturina - costringendo le opposizioni ad astenersi per protesta dai lavori del Consiglio Comunali - ecco il capolavoro supremo: senza alcuna preventiva comunicazione ai Consiglieri, con un coup de théâtre degno della comedie italianne (nella quale si recitava a soggetto), il Sindaco inveisce contro le opposizioni, ree di aver osato disturbare il manovratore con un argomento tanto puerile da tenere in scacco la maggioranza per oltre due mesi! Dopo la compiaciuta auto-laudatio in tempi di pandemia (che dimentica il disinteresse dimostrato nei confronti dei destini delle R.S.A. e dell’ospedale cittadino), con un buffetto, ecco l’assoluzione e l’assessore torna in auge! Peccato che la politica sia altro e che l'improvvisazione, nella Lega, regni sovrana.

venerdì 5 giugno 2020

SUPERMERCATI: LA RISPOSTA - ERRATA - SCONTATA


Il Vicesindaco con delega al Commercio non perde tempo ed arriva la sua risposta scontata. Risolve tutto (forse ha un suggeritore?) ricordando che il P.G.T. era stato approvato da Lavori in Corso, quando ricoprivo l’incarico di Assessore all'Urbanistica. Dimentica, però, di precisare che la sua parte politica, dal 2005 al 2012, aveva speso oltre un milione di euro per adottare (e non approvare) uno strumento urbanistico che prevedeva un consumo ulteriore di suolo, con numerose osservazioni degli enti sovraordinati. Dimentica che il P.G.T. attuale è stato approvato, a costo zero, con le risorse interne, in soli venti mesi ed è in vigore dal 2014. Dovrebbe anche sapere che il P.G.T. non prevede supermercati, ma destinazioni produttive oltre a quelle ammissibili. Dovrebbe ancora ricordare che la direttiva Dir. n. 123/2006/CEE ed i provvedimenti legislativi attuativi che si sono succeduti nel 2011 e 2012 limitano ogni contingentamento dell'attività commerciale e che il P.G.T. è uno strumento dinamico: quando fu approvato, nel 2014, era in atto una crisi sistemica dell'economia e non vi erano le attuali proliferazioni incontrollate. Negli anni successivi alla pubblicazione del P.G.T., chi governa l'urbanistica avrebbe dovuto avviare un procedimento di variante per esercitare la tutela di ambiti particolari o per porre particolari limitazioni in presenza di situazioni di viabilità critiche o per l'assenza di infrastrutture o la per necessità di preservare l'ambiente. La Lega, che “amministra” dal 2017, semplicemente, non ha fatto nulla: la colpa è di coloro che hanno fatto.

mercoledì 3 giugno 2020

SUPERMERCATI A GOGÒ


Di fronte all'ennesimo supermercato che presto aprirà i battenti in via Milano, il vicesindaco ed assessore con delega al commercio, Giuseppe Molteni, non sapendo come rispondere, azzarda una giustificazione: dura lex sed lex. E' la legge ad imporre l'apertura.  L’affermazione dimostra, però, una grave lacuna in chi assume responsabilità amministrative, soprattutto in materia di commercio. Nessuno vuol negare che secondo la disciplina dell'Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, costituisce principio generale dell'ordinamento la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio. Non si deve però dimenticare che il Comune, nell'ambito delle proprie competenze, può legittimamente fissare limiti insediativi alle attività commerciali, ed in genere a quelle produttive, per evitare possibili danni alla salute, all'ambiente, al paesaggio ed al patrimonio storico-artistico spingendosi ad individuare anche aree del territorio inibite all'insediamento di ulteriori medie dimensioni di vendita. Ed in questo si disvela tutta l’inconsistenza e l’incapacità amministrativa di una maggioranza statica, priva di competenze e di idee.