mercoledì 18 maggio 2016
DIVERSO E' POSSIBILE: ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA...
DIVERSO E' POSSIBILE: ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA...: Che una forza politica possa commettere degli errori, soprattutto quando amministra, è nell'ordine delle cose. L'importante è co...
ACQUA AZZURRA, ACQUA CHIARA...
Che una forza politica possa commettere degli errori, soprattutto quando amministra, è nell'ordine delle cose. L'importante è correggerli, impedendo che, in ambito locale, il governo della città possa tramutarsi in danno per i cittadini. Ricordate il giuramento di Ippocrate: occorre, prima di tutto, non nuocere. La dialettica interna di una formazione politica misura, invece, il suo stato di salute. Nella maggioranza che amministra Cantù la dialettica non è mai mancata. Si tratta di un fattore molto positivo. Filippo Di Gregorio, segretario del circolo di Cantù del PD, trae dalla dialettica interna della maggioranza le conseguenze sbagliate: si tratterebbe di un sintomo di opacità. Francamente è un'affermazione contraddittoria in sé: la maggioranza, proprio perché è trasparente manifesta apertamente, senza celare dietro ai paraventi (come accade ad altri), le proprie istanze. Può capitare, dunque, che Cantù Rugiada, inviti il Sindaco ad evitare interventi sopra le righe, esprimendo considerazioni (che condivido) sull'abuso dei social network. Questo significa esprimere pubblicamente il proprio pensiero, senza veli, in perfetta trasparenza, rimarcando non un disaccordo sul merito, ma nel metodo. Se così è, l'acqua, come cantava Lucio Battisti, è azzurra e anche chiara...
domenica 10 aprile 2016
SE LE TRIVELLE RESTANO...
Il signor Enzo Marelli Miristela, pungente stiletto dei democratici di Cantù, mi offre il destro per tornare sull'argomento delle concessioni di coltivazione per idrocarburi. Sulla prima obiezione si tratta di sensibilità ed opinioni diverse: a mio avviso occorrerebbe molta più democrazia diretta ed il cittadino, nelle rare occasioni in cui è chiamato a compiere scelte importanti, deve rispondere votando e non lavandosene le mani. Sul secondo punto è meglio approfondire i temi per non incorrere in errore, lasciando la Casalinga di Voghera nel dubbio. Che la concorrenza sia in gioco, nella materia, lo prevede la legge di settore (d.lgs 25.11.1996, n. 625) che recepisce norme comunitarie. Inoltre, che alla scadenza della concessione non vi possano essere operatori interessati è tutt'altro che scontato, visto che la struttura per la coltivazione è già funzionante. Rinnovare senza termine di scadenza le concessioni resta, dunque, una violazione del principio di concorrenza. Infine, sul terzo punto, proprio non ci siamo: si dovrebbe sapere che, proprio in base alla legge, recepita nelle convenzioni stipulate al termine della gara con il concessionario, la parte del ripristino dei luoghi, a salvaguardia dell'ambiente, costituisce un preciso obbligo e non resterebbe alcuna piattaforma (che invece rimane sino all'esaurimento del giacimento, per legge, senza previsione di termini). Mi sembra giusto concludere con le stesse parole del signor Marelli che condivido pienamente: "E’ dunque del tutto evidente anche alla casalinga di Voghera che l’argomento meriterebbe una discussione meno strumentale e ben più pacata di quanto non succeda in queste settimane perché certo il futuro del Paese non dipende dall’esito del referendum ma un certo modo di fare politica si".
venerdì 8 aprile 2016
PRIMA CHE LA TRIVELLA CANTI
Mancano pochi
giorni al referendum sulla durata delle concessioni petrolifere nelle acque
territoriali dello Stato. Nel merito, al di là delle inchieste penali che lo
hanno consegnato ad una rovente verifica sul Governo, vorrei ragionare in
termini oggettivi. In primo luogo sull’astensione. Per la mia appartenenza ad
una civica che ha fatto della democrazia, anche diretta, uno dei motivi
centrali dell’azione politica, non è accettabile, nelle poche occasioni in cui
siamo chiamati direttamente ad esprimerci su un provvedimento legislativo,
chiamarsi fuori. Si o no. La pilatesca astensione non mi convince.
Ragioniamo, in secondo luogo, in termini europei, come è accaduto spesso, anche in occasione del
provvedimento noto come “sblocca Italia”. La relatrice, onorevole Braga, nell’intervista
rilasciata al Sole 24 ore affermava, all’indomani della sua approvazione: “Fondamentale,
in particolare, il rafforzamento della trasparenza e delle concorrenza che
otteniamo garantendo un più ampio accesso al mercato delle imprese, nella
convinzione che l'Italia non si sblocca se non si garantisce alle imprese di
accedere agli investimenti”. Il Trattato
dell’Unione definisce la concorrenza un principio fondamentale. Le nuove
direttive europee in tema di concessioni ed appalti, in attesa di recepimento,
richiedono procedure concorrenziali e trasparenza. Allora mi chiedo: come
garantisce la concorrenza (e la trasparenza) una norma che proroga sine die le
concessioni, escludendo nuove procedure di gara? La concorrenza non è
invocabile (o meno) a seconda della bisogna.
Vorrei chiudere con un terzo argomento che rimanda alla vocazione del nostro paese. Le nostre coste
meravigliose, le nostre città d’arte, il nostro paesaggio (peraltro già compromessi)
possono trasformarsi nei territori desertici degli Emirati, della Libia o dell’Iraq?
La bellezza dell’ambiente, la salubrità dei luoghi e la genuinità dei sapori
non sono forse beni comuni primari da preservare per investire nel nostro
futuro? Le royalties più basse d’Europa non giustificano alcun rischio.
mercoledì 24 febbraio 2016
IL FLOP, LE OPPOSIZIONI E I PARADOSSI.
È davvero incredibile come a volte siano accreditati fallimenti sulla scorta di pre-giudizi sommari di coloro che non hanno conoscenza dei processi in atto, non praticano la democrazia partecipativa ed empiono le gote per inutili soffi. La consultazione sulle ipotesi di diverse soluzioni logistiche per il nuovo polo del sapere canturino costituisce il caso emblematico. I politici locali di turno si sono affrettati, dai banchi dell'opposizione, a commentare il dato numerico sui partecipanti "equivocando" con il referendum la seconda fase di un lungo ed articolato processo partecipativo che ha coinvolto amministratori, tecnici e centinaia di cittadini interessati. Le oltre 140 persone che hanno dato uno splendido contributo partecipativo non disponevano della scheda referendaria per il sì o il no alla biblioteca nella struttura che ospitava la Pretura, ma davano la propria valutazione su diverse ipotesi progettuali, dopo che il tecnico incaricato aveva già materializzato l'esito del primo step del percorso partecipativo. Solo chi non ha alcuna nozione della democrazia partecipata (o chi è in malafede) può equiparare due situazioni così diverse. Certo c'è sempre chi predilige le scelte del capo o del manipolo ristretto nelle buie stanze del potere e grida allo scandalo se la trasparenza dei percorsi decisionali di una moltitudine di cittadini interessati non va incontro ad un presunto buon senso che vorrebbe il sapere sempre posposto rispetto ad altre pretese priorità. Il paradosso è però tutto della Lega che da sempre - a parole - urla contro le malversazioni tributarie dello stato centralista per proporre nella struttura l'insediamento ... dell'Agenzia delle Entrate! Ci sarebbe da sorridere se non fosse che il partito di governo in Lombardia ha davvero poca dimestichezza con i diritti, come dimostra l'intervento della Consulta sui luoghi di culto che ha decretato la fine di una norma liberticida, consapevolmente approvata solo per cavalcare le tigri delle fobie che accompagnano i nostri tempi.
venerdì 12 febbraio 2016
LA CITTA' DELLA PACE
Non ho dubbi: ai poco rassicuranti
fronti nazionali preferisco l'immagine della città della pace di un
vero sindaco, visionario e coerente come Giorgio La Pira. In questi
tempi inquieti, in cui la volatilità non è solo la caratteristica
dei mercati, la demagogia delle visceri, in cui eccellono i leghismi,
è la via irrazionale delle soluzioni facili in cui i contorni, nel
racconto affabulatore, sono netti ed i colori ben distinti. La
complessità, che pure è l'essenza del nostro vivere quotidiano, non
esiste oppure rappresenta il nodo gordiano: ci vuole la spada. Eppure
sono convinto che il pensiero razionale, il fondamento etico e la
responsabilità di chi amministra nell'interesse della collettività
restano gli unici baluardi nei confronti di pericolose discese nel
Maelström.
Dovessi dar retta a Carlo Cipolla e alle formidabili leggi
fondamentali della stupidità umana, da tempo dovrei aver gettato la
spugna. Ma sono un inguaribile sognatore e come accade nel racconto
più bello, il vecchio, dopo aver lottato contro la rabbia degli elementi, torna in
porto con il pesce più grande.
venerdì 15 gennaio 2016
diverso è possibile: IL LIBRO DELLE FAVOLE DI UN PICCOLO GRANDE UOMO
diverso è possibile: IL LIBRO DELLE FAVOLE DI UN PICCOLO GRANDE UOMO: Un consigliere comunale della minoranza, a Cantù, in occasione dell'approvazione del Piano per l'eliminazione delle barriere arch...
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