Chi fa politica, ad ogni
livello, a partire da quello locale, si assume delle responsabilità. Può
capitare che la vis polemica possa indurre taluni ad affermazioni sopra le
righe. Altri, ritenendo lecita ogni critica, anche personale, arrivano all’offesa.
Non mancano, purtroppo, gli insulti. C’è però un limite insuperabile: la norma
giuridica. Non si tratta di un’astratta linea di confine, ma di una regola di convivenza:
norme di relazione e di azione che disciplinano l’agire dei cittadini e delle amministrazioni.
L’insulto, in astratto è un fatto di reato, perseguibile a querela della
persona offesa. L’agire delle amministrazioni pubbliche deve rispettare il
principio di legalità. A fronte della violazione di norme che disciplinano un’attività
regolamentata, come ad esempio quella edilizia, l’amministrazione non può che
tenere un’unica condotta: reprimere l’abuso. Il potere di vigilanza, sempre
nello specifico ambito edilizio, impone agli organi preposti (e non si tratta
di quelli che esprimono l’indirizzo politico-amministrativo come il Sindaco, la
Giunta o il Consiglio) di avviare il procedimento sanzionatorio a seguito di
una denuncia. Non vi sono opzioni alternative o scelte che possano essere
dettate dal tanto abusato buon senso. Ecco la ragione per cui è assolutamente
inaccettabile l’inutile vociare di quegli esponenti del P.D. che, a fronte di responsabilità
proprie ed evidenti di chi avrebbe agito nell’illegalità, vorrebbero ascrivere
alla maggioranza che amministra la città colpe inesistenti sulla vicenda del parco del Bersagliere. Lic e C.R. non hanno, in alcun modo, determinato la situazione
attuale. Al contrario: questa Maggioranza, accogliendo le osservazioni
presentate dal partito democratico, ha riconosciuto nel Piano di Governo del
Territorio, con grande senso di responsabilità, la vocazione del comparto,
prevedendo la destinazione a servizi di interesse generale. Per poi essere
ripagati con la cattiva moneta delle gratuite illazioni, strumentali a polemiche
sterili e di bassa lega. A Cantù abbiamo bisogno di elevare il livello della
politica, nell'interesse della città e nella consapevolezza (che la maggioranza
ha dimostrato di avere) che l’ordinamento non segue il barometro o le inaccettabili
baruffe chiozzotte di chi non vuole assumersi le proprie responsabilità lanciando inutili proclami.
martedì 23 giugno 2015
martedì 16 giugno 2015
UP AND DOWN
Le esigenze di partecipazione sono connaturate alla nostra civica, tanto da costituirne il corredo cromosomico. Le difficoltà attuative di un programma partecipativo sono tante. Ma con impegno e convinzione possono essere superate. Lo dimostra l'iniziativa, davvero meritoria, che il gruppo di maggioranza, con il coordinamento di Roberta Molteni, sta portando avanti sulla futura destinazione dell'immobile che ospitava la Pretura (poi sede distaccata del Tribunale). La funzione principale (biblioteca) è stata prescelta con l'indicazione dei tanti cittadini che hanno voluto partecipare con le loro scelte. La seconda fase dell'iniziativa, dopo il passaggio in Assemblea, prevede uno studio di fattibilità per valutare se e quali ulteriori destinazioni siano compatibili con quella principale. Un bel capitolo di politica partecipata: quella che occorre per risollevare le sorti della politica, sempre più indirizzata verso forme autoritarie e autoreferenziali.
L'ultima assemblea, invece, ha evidenziato una situazione non in linea con i principi fondamentali delle liste di maggioranza. Mi riferisco al tema del palazzetto dello sport. Claudio Bizzozero ha riferito della scelta operata dalla Giunta in ordine alla sua futura collocazione. Ha chiarito che non si tratterebbe di una vera e propria manifestazione d'interesse (che l'Amministrazione si riserverebbe in ogni caso di valutare in una fase successiva), ma di un'indicazione di massima. Resta il fatto che su un tema tanto importante l'Assemblea di maggioranza non è stata coinvolta, né ha espresso una scelta. Peraltro, nel mio intervento, ho sottolineato che dovrebbero essere valutate attentamente le ragioni che militano per mantenere, quale area per il palasport, quella attualmente destinata dal PGT. In effetti la disciplina urbanistica è già in linea per una futura finanza di progetto che preveda anche l'inserimento di esercizi commerciali, mentre l'area di via Papa Giovanni XXIII è un'area destinata a servizi (con la necessità di una variante urbanistica), in concessione ad altre società sportive per le quali occorre prevedere una soluzione alternativa. Anche l'apertura manifestata dal Comune di Cucciago, a mio giudizio, richiedeva un approfondimento: se non altro per valutare comparativamente, con le altre ipotesi, costi e benefici. Secondo il Sindaco l'opzione prescelta dalla Giunta sarebbe l'unica praticabile, ma le argomentazioni non mi sembrano dirimenti. La politica locale va avanti così, tra alti e bassi. Tocca a noi dimostrare che l'assemblea non è un semplice organo di ratifica, ma il cuore della nostra maggioranza.
giovedì 11 giugno 2015
PRIME E SECONDE VISIONI
Devo necessariamente intervenire (anche se ne avrei fatto a meno) per chiarire alcune cose sull'intervento che potete trovare sul mio blog.
In primo luogo devo dire che Filippo Di Gregorio vede troppa cinematografia. Ecco quanto ha pubblicato: "La testimonianza di una maggioranza alimentata dal rancore, dal tutti contro tutti: i propri nemici e i propri amici, come in uno scenario da basso impero. Veleni e sicari in agguato, e un gruppo di giovani idealisti snervati da tanta mattanza, che cercano di distanziarsene, al limite mettendo in discussione (simbolicamente) persino il proprio capo, troppo osceno (etimo da ob scenus, di cattivo augurio), troppo iroso e fastidioso persino per chi gli dovrebbe tutto".
Il problema è che non so dove questo film, così ben recensito, l'abbia visto. Io ho solo affermato di provare imbarazzo per le frasi attribuite al Sindaco dalla stampa. Così riferite davano l'idea di una supremazia morale (inesistente ed inaccettabile) del Nord sul Sud. Non è in atto alcuna mattanza, né vi sono sicari all'opera, ma esiste una sano confronto di idee. Da tempo tutti sanno che spesso non condivido le esternazioni del Sindaco: chiarirlo, in un contesto democratico, senza insulti né polemiche sterili, non mi sembra proprio una mattanza (che dovremmo dire allora di Renzi e dei contrasti con la sua minoranza: è in atto una guerra nucleare?). Anche a Walter Brivio e a Federico Bianchi di Rugiada devo tirare (paternamente) le orecchie: non vi è alcuna lite personale (almeno da parte mia) ma solo una presa di posizione che ho ritenuto necessaria: non avrebbero dovuto utilizzare una terminologia del tutto inappropriata rispetto allo scambio (sempre civile nei toni e nei contenuti) tra me e Bizzozero. Ed ogni argomento politico, come il discorso del 2 giugno, li riguarda. Eccome. Per inciso non è vero che tutto il Sud ha votato per la Monarchia (una piccola, doverosa, precisazione).
mercoledì 3 giugno 2015
SPIGOLATURE
Il tempo delle messi è prossimo. Nella politica nazionale, per alcuni, il raccolto non pare particolarmente favorevole, per altri, che parlano esclusivamente alla pancia della gente, sembra un momento propizio. Non occorre scomodare i nomi dei leader o dei partiti (o del simulacro che ne resta) per intendersi. Per la politica locale, invece, più che le spigolature mi pare necessario evidenziare alcuni spigoli vivi che segnano anche la vita della nostra civica. Due sono gli argomenti, cui accenno brevemente: il discorso del Sindaco in occasione del 2 giugno, di cui la stampa locale riporta alcuni stralci e il palazzetto dello sport. Sul primo, dopo aver difeso Bizzozero in occasione della polemica sulla Procantù, quando le sue parole potevano essere male intese, mi sento, ora, piuttosto imbarazzato. La mia origine è meridionale e la visione manichea, semplicistica e disarmante per l'assenza di analisi storiche e sociologiche, attribuita al primo cittadino (il Nord è progresso, il sud è conservazione), mette in cattiva luce la nostra civica. Lo dico da semplice militante: credo che Claudio Bizzozero sia ben oltre i principi fondanti di Lavoro in Corso e stia cavalcando terreni inesplorati che lo avvicinano a chi, non coltivando la ragione, parla solo ed esclusivamente alla pancia, riproponendo il mantra (mai sopito) del parassitismo centralista. Mi pare che i nostri obiettivi siano ben più alti e significativi. Sul palazzetto dello sport ritengo opportuno chiarire che l'Assemblea di maggioranza non si è ancora espressa. Questo significa che tutte le soluzioni sono ancora aperte e che la decisione della Giunta non è vincolante, almeno sul piano politico, per l'intera maggioranza. Dico ovvietà, ma è corretto evidenziare l'ovvio. Per evitare fraintendimenti (come quelli che hanno dato origine al documento del PD, di cui la stampa locale, ha riferito in cronaca in questi giorni).
lunedì 18 maggio 2015
LE PROSPETTIVE. DAL PATTO FEDERATIVO AL LABORATORIO DEL FARE. GLI INDIRIZZI FUTURI TRA BENI COMUNI, TRADIZIONE E RINNOVAMENTO
Dal congresso di Lavori in Corso.
Ultima parte.
Il patto federativo e la programmazione costituiscono gli elementi con i quali si renderà sempre più effettiva la collegialità nelle scelte. Occorre però allargare gli orizzonti e la visione politica ad obiettivi di più larga portata: il metodo è solo lo strumento, ma la finalità è salvaguardare il benessere collettivo, attingere alle risorse disponibili, mantenere livelli accettabili nella prestazione dei servizi alla comunità amministrata, rendere l’amministrazione sempre più trasparente. In un momento di grave difficoltà economica, il compito dell’ente locale, direttamente a contatto con i propri cittadini, diviene sempre più quello di facilitatore dei processi in atto verso obiettivi prioritari e definiti: il recupero dei centri urbani, il rinnovamento del patrimonio edilizio fatiscente, l’efficientamento energetico e lo sviluppo sociale, senza perdere di vista la tradizione e quei beni collettivi che possono concretamente dare nuove occasioni di rilancio della socialità e dell’economia. Consentitimi, a questo punto, di ravvivare il concetto un po’ sbiadito dell’autonomia che, purtroppo, forze ottusamente centripete, tendono ad elidere nel nome di inaccettabili politiche di bilancio decise altrove. Lo faccio citando un pensatore francese di oltre due secoli fa: Alexis De Toqueville che, nel descrivere magistralmente “la democrazia in America”, scrisse: “Posso ammettere che i comuni e le contee degli Stati Uniti sarebbero meglio amministrati da un’autorità centrale, lontana da loro ed a loro estranea (…) Tuttavia i vantaggi politici che gli americani ricavano dal sistema del decentramento, me lo fanno ancora preferire al sistema opposto (…) Vi sono in Europa dei paesi in cui l’abitante si considera come un colono, indifferente al destino del luogo in cui abita. I più radicali cambiamenti nel paese sopravvengono senza il suo concorso (…) la fortuna del suo villaggio, l’ordine della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia non lo toccano affatto; egli pensa che queste cose non lo riguardino affatto (…) Come far sopportare la libertà nelle grandi cose a una moltitudine che non ha imparato a servirsene nelle piccole (…) Come resistere alla tirannide in un paese in cui ogni individuo è debole e gli individui non sono uniti da interessi comuni?”. Toqueville concludeva la sua riflessione con la constatazione che proprio gli stati democratici tendono a concentrare il potere in un solo governo locale che rappresenta direttamente il popolo, con il rischio che si compromettano i valori fondanti. L’autonomia degli enti locali va, dunque, assolutamente preservata ed anzi deve divenire effettiva.Dagli interessi comuni ai beni comuni il passo è breve. Beni comuni è un termine generico che si riferisce a risorse condivise da una pluralità di persone. Gli studi del premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom hanno evidenziato beni comuni tradizionali e beni comuni della conoscenza. Si tratta di risorse a disposizione della collettività che possono essere minacciati da mercificazione, inquinamento, degrado e insostenibilità. Il riferimento è ai beni ambientali e culturali (monumenti, biblioteche, ambienti naturali), ma anche alle reti informatiche, ad internet e alla conoscenza scientifica. Si tratta di utilità che richiedono, oggi, una gestione efficace, con un approccio interdisciplinare e cooperativo, proprio da parte dei membri della comunità di riferimento. In tale contesto l’azione degli enti locali è fondamentale per trarre dai beni comuni tutti i vantaggi in termini di utilità per la collettività di riferimento, evitando le criticità cui accennavo. Non solo, dunque, i principi a cui abbiamo attinto nel fondare la nostra civica, ma la loro traduzione in regole di comportamento certe che facilitino le scelte in un’ottica di promozione dei commons (che non sono necessariamente di proprietà pubblica o comune). L’approccio a problematiche complesse non può dunque essere costituito sempre dall'azione diretta, ma richiede adattamento, conoscenza delle specificità, valutazioni comparative ed azioni comuni. In questo senso le realtà civiche, muovendo dalla tradizione, possono costituirsi in reti che valorizzino i beni comuni in ottica di condivisione, ma anche di regolazione, nell'interesse della comunità amministrata. Una rete di alleanze civiche sui temi del quotidiano. Proprio le comunità locali sono chiamate a dare risposte e Lavori in Corso può, con altre esperienze simili, contribuire ai bisogni e alle necessità delle nostre comunità, anche per allargare la nostra esperienza a livelli territoriali contigui, ma anche a livelli più estesi. Sulla base dell’esperienza amministrativa si può pensare ad una rete di civiche che, condivisi i valori universali, li traduca in buone pratiche a amministrative, trasformando le pastoie burocratiche in reagenti che facilitino i processi in atto, quando si traducono nella tutela e promozione di interessi generali condivisi. Un rete di alleanze che dia vita ad un’Alleanza Civica. Un’esperienza da scrivere.
Ultima parte.
Il patto federativo e la programmazione costituiscono gli elementi con i quali si renderà sempre più effettiva la collegialità nelle scelte. Occorre però allargare gli orizzonti e la visione politica ad obiettivi di più larga portata: il metodo è solo lo strumento, ma la finalità è salvaguardare il benessere collettivo, attingere alle risorse disponibili, mantenere livelli accettabili nella prestazione dei servizi alla comunità amministrata, rendere l’amministrazione sempre più trasparente. In un momento di grave difficoltà economica, il compito dell’ente locale, direttamente a contatto con i propri cittadini, diviene sempre più quello di facilitatore dei processi in atto verso obiettivi prioritari e definiti: il recupero dei centri urbani, il rinnovamento del patrimonio edilizio fatiscente, l’efficientamento energetico e lo sviluppo sociale, senza perdere di vista la tradizione e quei beni collettivi che possono concretamente dare nuove occasioni di rilancio della socialità e dell’economia. Consentitimi, a questo punto, di ravvivare il concetto un po’ sbiadito dell’autonomia che, purtroppo, forze ottusamente centripete, tendono ad elidere nel nome di inaccettabili politiche di bilancio decise altrove. Lo faccio citando un pensatore francese di oltre due secoli fa: Alexis De Toqueville che, nel descrivere magistralmente “la democrazia in America”, scrisse: “Posso ammettere che i comuni e le contee degli Stati Uniti sarebbero meglio amministrati da un’autorità centrale, lontana da loro ed a loro estranea (…) Tuttavia i vantaggi politici che gli americani ricavano dal sistema del decentramento, me lo fanno ancora preferire al sistema opposto (…) Vi sono in Europa dei paesi in cui l’abitante si considera come un colono, indifferente al destino del luogo in cui abita. I più radicali cambiamenti nel paese sopravvengono senza il suo concorso (…) la fortuna del suo villaggio, l’ordine della sua strada, la sorte della sua chiesa e della sua parrocchia non lo toccano affatto; egli pensa che queste cose non lo riguardino affatto (…) Come far sopportare la libertà nelle grandi cose a una moltitudine che non ha imparato a servirsene nelle piccole (…) Come resistere alla tirannide in un paese in cui ogni individuo è debole e gli individui non sono uniti da interessi comuni?”. Toqueville concludeva la sua riflessione con la constatazione che proprio gli stati democratici tendono a concentrare il potere in un solo governo locale che rappresenta direttamente il popolo, con il rischio che si compromettano i valori fondanti. L’autonomia degli enti locali va, dunque, assolutamente preservata ed anzi deve divenire effettiva.Dagli interessi comuni ai beni comuni il passo è breve. Beni comuni è un termine generico che si riferisce a risorse condivise da una pluralità di persone. Gli studi del premio Nobel per l’economia Elinor Ostrom hanno evidenziato beni comuni tradizionali e beni comuni della conoscenza. Si tratta di risorse a disposizione della collettività che possono essere minacciati da mercificazione, inquinamento, degrado e insostenibilità. Il riferimento è ai beni ambientali e culturali (monumenti, biblioteche, ambienti naturali), ma anche alle reti informatiche, ad internet e alla conoscenza scientifica. Si tratta di utilità che richiedono, oggi, una gestione efficace, con un approccio interdisciplinare e cooperativo, proprio da parte dei membri della comunità di riferimento. In tale contesto l’azione degli enti locali è fondamentale per trarre dai beni comuni tutti i vantaggi in termini di utilità per la collettività di riferimento, evitando le criticità cui accennavo. Non solo, dunque, i principi a cui abbiamo attinto nel fondare la nostra civica, ma la loro traduzione in regole di comportamento certe che facilitino le scelte in un’ottica di promozione dei commons (che non sono necessariamente di proprietà pubblica o comune). L’approccio a problematiche complesse non può dunque essere costituito sempre dall'azione diretta, ma richiede adattamento, conoscenza delle specificità, valutazioni comparative ed azioni comuni. In questo senso le realtà civiche, muovendo dalla tradizione, possono costituirsi in reti che valorizzino i beni comuni in ottica di condivisione, ma anche di regolazione, nell'interesse della comunità amministrata. Una rete di alleanze civiche sui temi del quotidiano. Proprio le comunità locali sono chiamate a dare risposte e Lavori in Corso può, con altre esperienze simili, contribuire ai bisogni e alle necessità delle nostre comunità, anche per allargare la nostra esperienza a livelli territoriali contigui, ma anche a livelli più estesi. Sulla base dell’esperienza amministrativa si può pensare ad una rete di civiche che, condivisi i valori universali, li traduca in buone pratiche a amministrative, trasformando le pastoie burocratiche in reagenti che facilitino i processi in atto, quando si traducono nella tutela e promozione di interessi generali condivisi. Un rete di alleanze che dia vita ad un’Alleanza Civica. Un’esperienza da scrivere.
lunedì 11 maggio 2015
L’IMPEGNO DI SEGRETARIO TRA PROSPETTIVE DI CONSOLIDAMENTO E CRESCITA E LA NECESSITA' DI CONTINUI INTERVENTI NELLA DIALETTICA INTERNA.
Dal Congresso di Lavori in corso. III parte.
Le
dimissioni da Assessore non significavano, come avevo chiarito, anche
pubblicamente, un disimpegno politico: al contrario la mia intenzione era
quella di dare a Lavori in Corso il mio contributo da semplice militante, nel
solco dei principi che hanno caratterizzato il percorso politico della civica,
senza alcun attaccamento alla poltrona.Quando,
in assemblea, si prospettò l’ipotesi di sostituire Andrea Brugnani che aveva
deciso di dimettersi, dopo la meritoria conduzione della nostra civica, per
l’impossibilità di proseguire il lavoro di segreteria congiuntamente con
l’impegno in Consiglio comunale, ero perplesso. L’incoraggiamento di tante persone e
l’unanimità dell’assemblea, mi convinsero ad accettare. Ho
cominciato così un nuovo, delicato incarico, nella consapevolezza che la linea
tracciata da Lavori in Corso ha segnato la politica locale (e non solo) con
mutamenti importanti. Eravamo solo all’inizio di un formidabile lavoro per costruire
un laboratorio di esperienze concrete, sul campo, atte a dimostrare che la
politica la possono fare i cittadini direttamente, nelle assemblee, secondo i
principi della sussidiarietà, tanto decantati dalle norme, quanto disattesi nella
sostanza.Le
difficoltà sono state subito evidenti: non era possibile agire sui temi
generali perché l’attenzione dell’assemblea era sempre focalizzata sulle scelte
amministrative. In particolare la segreteria, ha dovuto sopperire alle
difficoltà organizzative che, sul piano sostanziale, minavano il necessario e
stretto collegamento tra l’Assemblea e i componenti degli organi
amministrativi.Occorreva,
da un lato, rinsaldare i principi autenticamente democratici della nostra lista
civica senza interferire con la gestione amministrativa, cui sono
istituzionalmente preposti gli organismi eletti.Non
una questione, come qualcuno erroneamente potrebbe pensare, di primato
dell’assemblea sugli organi amministrativi, ma la direzione del movimento
politico nel suo alveo originario: l’assemblea con i suoi militanti. Spesso vi
sono stati momenti di confronto e scontro, ma alla fine i nostri valori ne sono
usciti sempre consolidati. Non si è mai trattato, almeno da parte mia, di
personalizzazione nelle posizioni assunte. Nessuno, del resto, ha mai messo in
dubbio la collegialità nelle scelte fondamentali per la nostra città e spesso
l’intervento dell’Assemblea ha determinato gli argomenti ed i temi di discussione,
aprendo alla dialettica anche in ambito cittadino. Le assemblee di quartiere
hanno trovato momenti importanti di partecipazione sui tanti argomenti che
interessavano direttamente le frazioni (ad esempio le scelte, di ogni
assemblea, sugli interventi di manutenzione). Lasciatemi dire che anche sul
Piano Urbano del Traffico l’Assemblea ha avuto modo di intervenire, determinando
un confronto ampio ed ancora aperto. La discussione e gli approfondimenti che
abbiamo richiesto sono ancora in fase di completamento. Non è, come afferma una
forza politica di opposizione, che grazie al loro intervento il P.U.T. si è
fermato: al contrario sono prevalsi le ragioni fondanti della nostra civica,
costituiti dal necessario percorso partecipativo che ha visto l’impegno degli
assessori in prima fila nei quartieri per ascoltare anche i suggerimenti e le
proposte dei cittadini.La
partecipazione deve restare uno degli obiettivi fondamentali, anzi deve essere
il corredo genetico della nostra civica.E’
solo attraverso la diffusione e la parcellizzazione del potere decisionale,
secondo il principio di sussidiarietà, che si possono superare le gravi
degenerazioni della politica a cui abbiamo assistito in questi anni, con la
creazioni di aberranti organismi autoreferenziali. In questo senso l’assemblea
ha rivendicato, a ragione, secondo i principi statutari, un primato della
collegialità sull'individualismo, della partecipazione sul populismo. Abbiamo
affrontato il tema dell’organizzazione della maggioranza che disperdeva molte
delle sue energie in assemblee e consessi che si ripetevano per competenza, per
singola forza politica, rendendo estremamente difficoltoso raccogliere momenti di
condivisione davvero comuni. Lavori in Corso e Cantù Rugiada, pur essendo
componenti autonome della stessa maggioranza, avevano la necessità di esseri
maggiormente complementari l’uno rispetto all'altra. La consapevolezza di organizzare
diversamente i luoghi della politica cittadina ha indotte entrambe le forze di
maggioranza a tradurre i propri sforzi in un modulo nuovo che consentisse una
sincronia di comunicazione e di intenti sui temi importanti per il futuro della
nostra città.Insieme
a Rugiada abbiamo pensato ad un patto federativo che, richiamando i principi
universali cui le nostre rispettive liste si ispirano, consenta di operare su
un terreno comune sacrificando, sino al termine del mandato amministrativo,
alcuni spazi di autonomia per riaffermare il tema della coniugazione dei
principi con l’agire concreto nell'ambito amministrativo. Il
patto federativo prevede modalità nuove che fanno convergere le energie delle
singole civiche verso lo scopo di dare effettiva attuazione al principio di
collegialità nell’assemblea, divenuta di maggioranza. Ecco
il testo (di cui cito solo alcuni punti)
PATTO
FEDERATIVO DI MAGGIORANZA
Premesso:
- che
Lavori In Corso (LiC) e Cantù Rugiada (C.R.) sono liste civiche, componenti
dell’attuale maggioranza che amministra la città di Cantù e che nei propri
statuti riconoscono, quali momenti fondamentali della vita associativa delle
rispettive liste civiche, il principio democratico;
- che
nelle scelte amministrative più importanti per la comunità di riferimento il
principio della collegialità è momento indefettibile;
- che
ferma restando l’indipendenza delle liste civiche che compongono la maggioranza
e il pari valore attribuito alle scelte delle singole assemblee sul piano
politico, appare necessario, oltre che opportuno, nell'interesse del buon
funzionamento della maggioranza e soprattutto nell'interesse della città, la
convocazione di assemblee unitarie che condividano aspetti e problematiche che,
per la loro importanza o comunanza di interessi, si ritiene utile affrontare
congiuntamente;
- che
allo stesso modo si ritiene opportuno coordinare i lavori delle rispettive
assemblee attraverso l’intervento delle segreterie o dei direttivi delle liste
civiche.
Tanto
e premesso, è stabilito il seguente patto federativo, valido sino alla scadenza
del presente mandato amministrativo o sino alla sua cessazione per qualunque
causa.
1) E’ istituita un’assemblea, denominata di
maggioranza, convocata di comune accordo tra le segreterie delle due liste
civiche, almeno tre giorni prima. L’assemblea tratterà i temi individuati dalle
segreterie e, nei casi in cui è richiesta l’espressione del voto, la
deliberazione verrà presa a maggioranza dei presenti. Per la validità delle
sedute dovranno essere presente almeno 10 membri, di cui almeno uno
appartenente all'altra lista. L’assemblea di maggioranza sostituisce le
riunioni di preconsiglio.
2) Le deliberazioni delle assemblea di
maggioranza costituiscono decisioni di indirizzo politico di riferimento per i
componenti degli organi amministrativi espressi dalle liste civiche.
3) Lic e C.R. si impegnano a convocare
l’assemblea di maggioranza almeno una volta al mese. Nella prima fase di
attuazione del presente patto l’assemblea sarà convocata settimanalmente e sarà
successivamente valutata l’opportunità di mantenere tale periodicità. In ogni
caso l’assemblea è convocata su richiesta delle rispettive assemblee che
restano sovrane.
4) E’ istituita una segreteria, denominata
congiunta, con il compito precipuo di coordinare i lavori dell’assemblea di
maggioranza, di convocarla e di porre all'attenzione dell’assemblea medesima
l’ordine del giorno elaborato sulla scorta dei suggerimenti che provengono
anche dai singoli associati, o dalle stesse assemblee di lista. Con la
convocazione dell’assemblea di maggioranza è automaticamente convocata la
segreteria congiunta.
5)
(…)
6) Le modificazioni del presente patto
federativo dovranno essere deliberate dall'assemblea di maggioranza.
Con
questo nuovo e rafforzato patto per il funzionamento dell’assemblea (che sta
già dando frutti concreti) si auspica il superamento delle problematiche sopra accennate,
con l’idea di superare il dibattito dell’emergenza, legato alla necessità delle
scelte amministrative incombenti, attraverso la programmazione dei temi, cui
potranno contribuire assemblea ed amministratori con l’unica finalità di
consentire il necessario approfondimento, il dibattito ed il confronto per le
decisioni che si riflettono sul futuro della città.
venerdì 8 maggio 2015
IL MIO RUOLO DI ASSESSORE, L'IMPEGNO ASSUNTO E LE RAGIONI DELLE MIE DIMISSIONI.
Dal Congresso di Lavori In Corso. Seconda parte.
Vinte
le elezioni toccava, dunque, a noi tutti dimostrare di essere capaci di attuare
quei principi che ci avevano sostenuto nei lunghi anni di opposizione in cui le
amministrazioni di Lega e PDL che si erano succedute avevano, purtroppo per la
nostra città, dato prova di incapacità amministrativa, di sperpero di denaro
pubblico e di grave immobilismo. Inutile citare la sequenza dei gravi errori
commessi che non hanno consentito a Cantù di svolgere quell'importante ruolo di
polo di riferimento per il contesto territoriale che le spetta. Ho accettato
deleghe molto gravose (Urbanistica, Ambiente, Lavori Pubblici, Trasporti e
Viabilità) con spirito di servizio e con l’unico pensiero di dimostrare che,
sia pure con tutte le difficoltà dovute alla pesante eredità del passato, era
possibile perseguire quegli obiettivi che ci eravamo riproposti: dare
finalmente un Piano di Governo del Territorio rispondente alle esigenze di
contenimento del consumo di suolo perseguendo, nel contempo, finalità di
rinnovamento del patrimonio edilizio esistente e di tutela e promozione
ambientale, con l’ambizione di riportare sul tavolo regionale il tema del parco
della Brughiera. Era, inoltre, indispensabile dare prova di un grande senso di
responsabilità nell’affrontare la delicata e complicata questione del
Palasport. Molti erano ancora i nodi da sciogliere ed era necessario rispettare
la convenzione sottoscritta dalla passata Amministrazione. Ricorderete le
questioni ancora aperte con i confinanti, l’autorizzazione provinciale per la
captazione dell’acqua e altre temi irrisolti. Sotto il profilo ambientale
occorreva preparare il nuovo bando per la raccolta dei rifiuti cercando di
ottenere condizioni migliori che consentissero anche una riorganizzazione delle
modalità di esplicazione del servizio. Per il trasporto pubblico locale
bisognava porre termine alle corse delle linee esistenti con un numero di
utenti talmente basso da non giustificarle. Nel
corso dei venti mesi in cui ho svolto il mio ruolo di assessore ho cercato di
dare il mio contributo per la soluzione di problematiche davvero complesse,
cercando di contemperare l’azione amministrativa con la carenza strutturali di
risorse, imposta da una politica nazionale miope ed ostile ai temi
dell’autonomia locale.
Avevamo
deciso di revocare il P.G.T. appena adottato dalla precedente maggioranza
perché non rispondeva, in alcun modo, ai principi ed ai criteri che ci eravamo
dati. In tempi ristrettissimi, imposti dalla legge regionale, siamo riusciti ad
istituire l’Ufficio di piano, composto dai dipendenti del Comune, e ad adottare
ed approvare lo strumento urbanistico. Quello che le passate amministrazioni
non avevano fatto in sette anni, spendendo oltre un milione di euro, noi siamo
riusciti a farlo in solo venti mesi, senza gravare le casse comunali. Peraltro
il contenuto del piano è innovativo e va nel senso della semplificazione, con
un occhio particolare alla tutela di ampie zone destinate, in passato, alla
pianificazione e tornate alla fruibilità collettiva, con una attenzione particolare
al riuso e alla rigenerazione urbana.
I
pochissimi ricorsi in sede giurisdizionale confermano la bontà delle scelte
intraprese.
Per
il Palasport abbiamo lealmente sostenuto l’operatore impegnato nella
realizzazione del Project financing, almeno sino a quando è stato possibile,
rispettando le obbligazioni contrattuali assunte.
Per
ragioni che non sono in alcun modo ascrivibili al nostro operato, l’esecuzione
dell’opera si è arrestata definitivamente, costringendo l’Amministrazione
comunale ad adottare gli ineludibili provvedimenti di risoluzione del
contratto, per poi affrontare, ex novo, l’annosa problematica della sospirata
casa della Pallacanestro Cantù.
Sul
fronte del trasporto pubblico locale abbiamo proposto, con successo crescente,
ad ASF, soggetto gestore, l’istituzione del servizio a chiamata, denominato,
come sapete, BUS TU che ha consentito di razionalizzare, in base al flusso dei
viaggiatori, le corse di un veicolo di piccole dimensione, più adatto ad
attraversare la città in sicurezza. Si tratta di un servizio fortemente
innovativo che segna un’importante discontinuità ed un indiscutibile progresso
verso forme sostenibili e più rispondenti alle esigenze di una moderna mobilità
urbana.
Sotto
il profilo della tutela e della promozione ambientale abbiamo, con il Comitato
per il Parco della Brughiera Briantea, dato sostanziale sostegno ed avvio al
progetto per la costituzione, con legge regionale, del parco. Allo stato il
progetto sembra concretizzarsi con l’estensione del parco delle Groane, creando
i presupposti per una vasta area di tutela ambientale le cui finalità devono
essere ancorate alla promozione ed allo sviluppo del nostro territorio, con la
valorizzazione dei beni ambientali e culturali, patrimonio inestimabile anche
della nostra comunità di riferimento (complesso monumentale di Galliano,
Cascina Santa Naga e ambito delle cascine)
Nei
miei venti mesi di esperienza amministrativa ho conosciuto ed apprezzato le
professionalità che operano all'interno dell’Amministrazione comunale: con i
dipendenti abbiamo conseguiti importanti obiettivi che dimostrano quanto sia
importante valorizzare le strutture e le risorse interne per coinvolgerle nelle
finalità che ci ripromettiamo nello svolgimento dell’azione amministrativa.
Devo
ora giungere al passo più delicato. Chiarire, definitivamente, le ragioni per
cui ho ritenuto necessario non concludere l’impegno che mi ero assunto con la
nomina ad Assessore. La scelta è stata, per me assai dolorosa, ma inevitabile.
Da tempo, come è noto, non condividevo modalità di esternazione non concordate,
sulle problematiche interne ed esterne all'Amministrazione. Non condividevo
neppure taluni atteggiamenti con toni inutilmente duri, volti più a demolire
che a costruire, con prese di posizione nette, anche laddove le questioni non
erano ancora chiare nei dettagli.
Mancava,
a volte, il coinvolgimento sui temi generali e locali e neppure gli obiettivi
di molte sortite sui media erano chiari. Non condividevo e non condivido un
atteggiamento presupponente, a volte sprezzante, con la pronuncia di inutili e
semplicistiche sentenze non necessarie, né richieste, ma che rischiavano (e rischiano) di
compromettere i processi in atto ed il conseguimento delle finalità proprie
della gestione amministrativa a cui siamo, in primo luogo, chiamati. Ho comunicato, in più occasioni, anche in
assemblea, il mio malessere e pur avendone avuto il sostegno, la situazione non
è mutata.
Ho
dovuto, pertanto e mio malgrado, prendere atto che non esistevano più le
condizioni per proseguire il mio lavoro all'interno della Giunta ed ho
comunicato le mie dimissioni.
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