giovedì 9 marzo 2023

DOPO LA TRAGEDIA, LA FARSA DI CUTRO


Qual è il senso di un Consiglio dei ministri convocato a Cutro? La verità è, come tutti comprendono, che non ha alcun senso: la vicinanza e l’empatia del popolo italiano per l’immane tragedia l’ha espressa un grande Capo dello Stato con la sua silenziosa presenza di fronte alle decine di bare di vittime innocenti. La convocazione della Presidente del Consiglio è solo mediatica, per tentare di sopire quella grave sensazione di insensibilità rispetto alle umane sofferenza che ha mostrato il Governo. Un Consiglio che ha partorito facili misure populiste (la guerra in ogni parte del mondo agli scafisti, unici responsabili dell’“incomprensibile” fenomeno migratorio) e l’apertura alle braccia e non alle persone. Ancora un’occasione persa per prendere atto che l’immigrazione, ormai da decenni, non è un emergenza, ma un fenomeno strutturale che richiede studi, approfondimenti, monitoraggi, misure organizzative che separino l’accoglienza dai flussi migratori per ragioni economiche e la creazione di un’agenzia per l’immigrazione. Trent’anni di reclusione agli scafisti e più braccia per l’agricoltura: a questo è servito il Consiglio dei ministri a Cutro, mentre le sirene delle scorte risuonano in lontananza.

giovedì 26 gennaio 2023

NUOVE SPERANZE


Il tanto vituperato Partito Democratico giunge alla fase congressuale non solo per eleggere un nuovo segretario, ma per scegliere il prossimo orientamento politico. Bisogna dire due cose: il processo che porta alle scelte è profondamente democratico, sin dalla fase preparatoria. L’apertura delle primarie all’esterno ne è la conferma. Aggiungo che il dibattito è tutt’altro che mera apparenza. Elly Schlein ha voluto impegnarsi nel segno del rinnovamento dando nuova linfa ad una forza politica che torni a sostenere, non solo nelle parole, i valori indeclinabili in cui si sostanziano i diritti civili, la giustizia sociale e la salvaguardia dell’ambiente. La tutela degli ultimi e la rivoluzione ecologica sono due capisaldi da cui ripartire. Ho scelto di dare il mio contributo iscrivendomi al partito democratico per sostenere Elly nella fase congressuale. Nutro nuove speranze per il cambiamento che potrebbe compiersi in una formazione che si proclama autenticamente democratica. Affinché gli ideali non restino illusioni.

martedì 6 dicembre 2022

Assalam: cinque gravi inesattezze nel comunicato della Sindaca di Cantù.

1. La Sindaca ha affermato: “In nessuna sede ed in nessuna circostanza è stata messa in discussione la libertà di culto di alcuno, non è compito né volontà̀ di questa Amministrazione entrare in un dibattito che, per sua stessa natura, non le è proprio”. La Costituzione deve essere applicata prima e al di sopra di ogni altra legge, anche da parte delle Amministrazioni comunali. Il diritto di culto è sancito dalla Costituzione ed è obbligo dei Comuni consentirlo e non ostacolarlo. Non c’è possibilità di “chiamarsi fuori”: una simile farisaica affermazione significa molto semplicemente non applicare la Costituzione e non applicare le sentenze della Consulta che ha sancito l’incostituzionalità della norma che imponeva il piano per le attrezzature religiose (n. 254/2019).

2. Nel comunicato si afferma: “l’azione comunale non ha in alcun modo violato il principio costituzionale di laicità̀ dello Stato e di rispetto della libertà religiosa”. Occorre ricordare alla Sindaca che in ben tre giudizi il T.A.R. ha dovuto ordinare al Comune l’uso temporaneo dell’immobile negato irragionevolmente. Inoltre, il T.A.R., con sentenza n. 164/2021, ha statuito che a seguito della declaratoria di incostituzionalità della legge regionale, il Comune, in presenza di richieste di insediamento di attrezzature religiose, in applicazione della Costituzione, deve esaminare le domande ed esercitare la potestà pianificatoria senza limitare la libertà di culto. La sentenza è rimasta inattuata.

3. La Sindaca ha inoltre asserito: “A questo proposito giova ricordare che il Tar Lombardia nel 2018 ed il Consiglio di Stato nel 2021 hanno decretato in via definitiva che l’Associazione culturale Assalam utilizza abusivamente il capannone di Via Milano come luogo di culto, contrariamente a quanto previsto dalle destinazioni d’uso consentite”. La sentenza del Consiglio di Stato non ha affermato che l’esercizio del culto costituisce una destinazione d’uso non consentita dallo strumento urbanistico, né avrebbe potuto dirlo posto che, in realtà, il PGT consente la destinazione d’uso a luogo di culto come deciso con l’approvazione, in accoglimento dell’osservazione n. 313, presentata dalla proprietà dell’immobile. Pertanto, nel capannone è prevista la possibilità di insediare un’attività di culto. Ciò che ha rilevato il Consiglio di Stato è l’assenza del permesso di costruire. Occorre precisare, però, che il permesso di costruire, tempestivamente richiesto dall’Associazione, è stato negato esclusivamente per effetto della sopravvenuta modifica della legge regionale n. 12/2005 che ha introdotto la necessità del piano per le attrezzature religiose (norma poi dichiarata incostituzionale dalla sentenza della Consulta n. 254/2019).

4. La Sindaca ha dichiarato: “punendo invece l’Associazione Assalam per l’utilizzo abusivo di un bene per uno scopo diverso da quello autorizzato dalla legge”. Come riferito, non vi è alcun utilizzo per uno scopo diverso da quello previsto dal PGT (e dunque dalla legge). La sanzione – e non la punizione, da considerarsi autentico lapsus freudiano – concerne l’assenza del titolo, ovvero il permesso di costruire. Ma la ratio della norma (art. 31 d.P.R. 380/2001) è quella di acquisire l’immobile al patrimonio per demolire le opere abusive nell’ipotesi di inottemperanza. Nel caso di Assalam, come tutti comprendono, non è possibile “demolire” le persone che pregano. Pertanto, le finalità dell’acquisizione non sono assolutamente chiare e sembra che il Comune, per ragioni “punitive”, voglia acquisire l’immobile per obiettivi non enunciati e non in linea con la ratio normativa, considerato che l’edificio è stato realizzato conformemente alla legge ed allo strumento urbanistico (non vi sono opere abusive).

5. Infine, la Sindaca afferma: “Al di là del pasticcio politico-ammnistrativo fatto da chi oggi se ne lamenta, nonché delle spese giudiziarie cui il Comune ha dovuto far fronte in questi anni”. L’Associazione ha acquistato l’immobile solo dopo aver avuto la certezza che il PGT consentisse l’insediamento nell’immobile. Una volta presentata la richiesta di permesso di costruire (2014), la Lombardia con legge (2015) poi dichiarata incostituzionale (2019) ha imposto il piano per le attrezzature religiose, la cui assenza ha indotto il Comune a negare il permesso. Chi ha creato il pasticcio? È come se ad un imprenditore fosse, in via preliminare, dichiarato di poter insediare un’attività produttiva per poi negarla dopo l’acquisto l’area e la richiesta di permesso per insediarla!
Quanto ai denari dei contribuenti spesi per non consentire l’esercizio del diritto di culto, di questo risponde esclusivamente la Sindaca e la maggioranza che la sostiene poiché l’art. 24 della Costituzione garantisce il diritto di difesa.

lunedì 7 novembre 2022

Oggi ho protocollato le mie dimissioni da Consigliere provinciale. Da tempo segnalavo che, a mio giudizio, non vi era spazio per la collegialità nelle decisioni. Preso atto della ricandidatura di Fiorenzo Bongiasca e dell'unanime investitura delle forze politiche presenti in Consiglio, ne ho dovuto trarre le mie conclusioni. Nella lettera sono spiegate le mie ragioni.
   
Egregio Presidente,
intendo rassegnare le mie dimissioni da Consigliere, irrevocabili ai sensi dello statuto e del regolamento. Ritengo opportuno chiarire le ragioni del mio atto, frutto di un’attenta riflessione. Non compio Il mio gesto con leggerezza, essendo consapevole che i miei elettori hanno confidato nel mio impegno sino alla conclusione della consiliatura. Purtroppo, ho dovuto constatare che il ruolo di consigliere, in Provincia, è divenuta una sorta di carica onorifica, priva di reale valore politico. Ella, come pur avrebbe potuto, non ha inteso modificare la sostanziale irrilevanza del ruolo. Non ha previsto deleghe. Non ha istituito commissioni. Non ha nominato un vicepresidente. Non ha illustrato al Consiglio insediato il suo programma politico, né sono stati previamente condivisi gli atti di indirizzo politico-amministrativo. La sciagurata legge Delrio Le consente di assumere ogni provvedimento in precedenza riservato alla Giunta, ora soppressa, anche se nel rispetto del principio di collegialità. Al di là degli aspetti formali, in Consiglio non si è mai sviluppato alcuna dialettica: non esiste maggioranza né opposizione ed il ruolo dei consiglieri è di mera ratifica. È mancata la collegialità sugli atti di indirizzo, anche in relazione alla recente approvazione del D.U.P. sul quale mi sono astenuto. Non è mai stata mia intenzione assumere, con la carica, il mero controllo di legittimità degli atti: altre sono le autorevoli figure che in Amministrazione non mancano, chiamate a questo ruolo. Non mi resta, dunque, che prendere atto della situazione e rimettere il mandato nella speranza che in futuro le Province possano tornare al principio democratico con elezioni dirette ed a suffragio universale, considerata l’importanza che l’Ente mantiene per l’esercizio di funzioni proprie e che ha assunto per l’attuazione del P.N.R.R. La speranza è che le mie dimissioni possano costituire un piccolo contributo alla necessaria svolta politica e istituzionale prima che il tramonto ci colga impreparati.


venerdì 23 luglio 2021

LA COMMEDIA DELL'ARTE, IL DENARO DEI CONTRIBUENTI E L'EFFETTO BOOMERANG

La nobile commedia dell’arte annovera, tra gli altri, Capitan Fracassa, il dottor Balanzone, Pulcinella Arlecchino e Colombina, prototipi di tanti caratteri tratti dalla vita reale del tempo. Non è un caso che sia nata in Italia, un paese assai ricco di personaggi, fonte inesauribile di intuizioni letterarie. Anche a Cantù gli spunti non mancano e la vicenda dell’Associazione Assalam li ha messi in evidenza. Emerge la figura del sottosegretario e onorevole Molteni che coglie la palla al balzo per vantarsi dei “successi” della lega canturina, che avrebbe ottenuto giustizia. In disparte il fatto che non guasterebbe al sottosegretario una più attenta lettura della complessa vicenda, solo per non dimenticare che il T.A.R. Milano, con sentenza passata in giudicato, ha annullato il provvedimento con cui il Comune aveva bocciato la richiesta del permesso di costruire di Assalam. Il Comune lo ha nuovamente negato
(nonostante la sentenza) e la vicenda è tornata al T.A.R. che deve ancora decidere. Lo sforzo di memoria avrebbe fatto comprendere a Molteni il secondo passaggio della sentenza che ha respinto l’appello incidentale del Comune (l’acquisizione dell’edificio), in attesa della questione fondamentale: la decisione sul rilascio del permesso di costruire. Bisogna anche aggiungere che Molteni ha una strana concezione della Costituzione e dei diritti fondamentali. A parole dichiara di volerli rispettare, ma nella sostanza li nega, sorvolando sulle decisioni della Corte costituzionale che, proprio in relazione alla legge lombarda, ha affermato che non sono necessari protocolli d’intesa per l’esercizio del culto (la n. 63/2016) ed il piano delle attrezzature religiose (la n. 254/19, sentenza in cui la stessa Assalam era coinvolta). Non resta, allora, che agitare lo striscione, partecipando ad una manifestazione davanti alla sede di Assalam, dimentico del ruolo istituzionale svolto al Ministero dell’Interno che impone l’imparzialità nei confronti di tutti cittadini. Anche Alice Galbiati, incurante dell’effetto boomerang, sbandiera le cifre da capogiro che il Comune avrebbe speso per la battaglia legale: oltre 60.000 Euro dei canturini. Non dice, però, che quelle spese, ben si sarebbero potute evitare con il confronto (sempre negato dal Comune) e con il buon senso. Neppure riferisce quanto il Comune (e dunque i canturini) avrebbero speso, quando era assessore, nel tentativo di salvare la poltrona del Sindaco Arosio. Infine, proprio perché abbiamo a che fare con avvocati, lascia di stucco addossare ad Assalam le responsabilità delle spese legali. Per due motivi molto semplici. Il primo: se le spese sono compensate il Giudice, come sanno gli avvocati, ritiene che non tutte le ragioni siano da una parte, altrimenti avrebbe condannato Assalam a rifonderle. Il secondo: il diritto di difesa è una garanzia costituzionale. Per Molteni e Galbiati Assalam avrebbe dovuto rinunciare a priori alla difesa dei propri diritti: la concezione leghista della Costituzione.

mercoledì 16 dicembre 2020

IL SALTO DELLA QUAGLIA E IL PADRE PADRONE


L’on. Molteni l’ha detto: trova moralmente riprovevole la condotta dei consiglieri che hanno abbandonato il Carroccio in corsa. Il salto della quaglia è intollerabile. La ragione la spiega, però, Valeriano Maspero, contribuendo ad allargare le vistose crepe nel muro della Lega cittadina: manca la condivisione nelle scelte, persino tra consiglieri leghisti. Significa, come avevamo già affermato a più riprese, che le decisioni sono prerogativa di pochi (o forse di uno solo). Si consolino i consiglieri transfughi: da tempo, dall’opposizione, lamentiamo lo svilimento delle Commissioni (con qualche rara eccezione) e soprattutto del Consiglio Comunale, divenuto per i leghisti solo un ostacolo burocratico. Non volevano discutere in Consiglio neppure la vicenda, tutta politica, dell’assessore Metrangolo, salvato sul filo di lana, dopo mesi di inspiegabile graticola. L’arcano resta irrisolto: erano, nel frattempo, cambiati i rapporti di forza o gli argomenti da spendere? Ora, però, l’on. Molteni è avvertito. Chi cambia casa dice di averlo fatto per una ragione precisa: svolgere il ruolo per cui è chiamato in Consiglio comunale consapevolmente, partecipando alle scelte. Forse non è più il tempo in cui, come nel romanzo di Gavino Ledda, il padre era anche padrone.

martedì 1 dicembre 2020

L’INUTILE MOZIONE


L’abulia del centrodestra canturino è ora certificata dal Consiglio Comunale. Con delle giustificazioni meno che puerili: la necessità di approfondimenti a distanza di alcuni mesi di assoluta inerzia. Un unico breve lampo - solo illustrativo - in Commissione urbanistica, questi sarebbero i passaggi amministrativi visibili. Oltre ai due incontri in Provincia il cui esito, al Consiglio, non è mai stato riferito. La mozione, di assoluto buon senso, presentata dal gruppo consiliare P.D.- Unire Cantù e Cantù con Noi, a distanza di un mese dalla sua presentazione, è stata respinta da una maggioranza irresoluta, neppure in grado di percepire l’unica soluzione percorribile, che coniuga le ragioni dell’economia con quelle della preservazione e promozione dell’ambiente. Restiamo dunque in attesa di altri che indichino le soluzioni per Cantù: non importa quale sia il prezzo, in termini ambientali, da pagare.