giovedì 29 maggio 2014

LE EUROPEE CANTURINE

Si je désire une eau d'Europe, c'est la flache
Noire et froide où vers le crépuscule embaumé
un enfant accroupi plein de tristesses, lâche
un bateau frêle comme un papillon de mai.

(Arthur Rimbaud)

Le recenti elezioni europee hanno avuto un esito per certi versi inaspettato (almeno secondo la sorpresa riferita dai media). La netta affermazione del PD e la flessione dei cinquestelle hanno evidenziato il timore dei moderati e il grave errore tattico in cui è incorso Beppe Grillo, che, preso nella morsa di Berlusconi e Renzi, ha continuato ad agitare le acque finendo per esserne soffocato. Per una volta la sinistra è riuscita nel gioco di squadra, cogliendo il non facile obiettivo di superare la soglia di sbarramento. I risultati, a livello locale, hanno in gran parte ricalcato gli esiti nazionali, con alcune importanti differenze. A Cantù, in particolare, è netta la flessione della Lega rispetto alle amministrative: i leghisti non sono neppure riusciti a raggiungere il numero di voti pari alle firme contro la Moschea che affermano di aver raccolto. Segno evidente che il movimentismo d'antan e le crociate contro i diritti fondamentali dell'individuo non pagano. Un annotazione anche per il PD che, a Cantù, non ha raggiunto il livello nazionale, restando sotto il 40 %. Credo che Filippo Di Gregorio abbia tutte le ragioni per essere felice del dato nazionale (anche se non mi pare fosse tra i Reziani della prima ora), ma non si culli troppo in facili illusioni. Gli elettori hanno inteso premiare il Governo e non certo il circolo di Cantù che, al contrario, non si è neppure premurato di schierarsi in favore della libertà di culto, preferendo, per tatticismi inaccettabili (che difficilmente gli stessi elettori del PD canturino comprenderanno), restarsene in disparte in attesa che il job act e gli ottanta euro profondano i loro effetti taumaturgici.

venerdì 4 aprile 2014

LE INFORMI RIFORME

Se da lato fa piacere che una realtà canturina così importante come il Gabbiano abbia ricevuto l'attenzione ed il riconoscimento che merita per un progetto davvero qualificante che coivolge l'immobile un tempo adibito a caserma della Guardia di Finanza, dall'altro lato dobbiamo constatare, amaramente, come la situazione finanziaria degli enti locali non permetta di esprimere alcuna progettualità di ampio respiro e che i Comuni, con il cappello in mano, devono attendere che fondazioni private finanzino alcuni interventi. Mancano le risorse per la manutenzione ordinaria, figuriamoci se è possibile ipotizzare opere, riqualificazioni o ristrutturazioni del patrimonio comunale. E mentre la Provincia, mestamente, abbandona il campo, lasciando un vuoto da colmare (ancora non si sa come), continua la progressiva sottrazione di autonomia degli enti locali, con un percorso a ritroso rispetto al (solo) enunciato principio di sussidiarietà. Forse, al posto delle Province, sarebbe stato meglio sopprimere le Prefetture, baluardi inespugnabili dell'accentramento amministrativo, con funzioni residuali che, con il decentramento amministrativo, ben potevano essere attribuite in parte alle medesime Province, in parte ai Comuni ed agli organi di Polizia. Al contrario si decide di sopprimere enti territoriali che la Costituzione definisce autonomi e che devono necessariamente essere rappresentativi (art. 118 Cost: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione”). Diminuiscono le assemblee democraticamente elette, mentre rimangono (e si rafforzano) gli uffici territoriali del Governo centrale. Renzi sbandiera il risparmio così ottenuto, dimenticando di precisare che i Consigli provinciali godevano di un mero gettone di presenza. Proprio Renzi, brandendo a piene mani il populismo imperante, galoppa verso la modifica del Senato, inventandosi, con un colpo di genio, la camere di quelle autonomie che sta esautorando progressivamente. Si crogiola nell'indennità zero, ma non dice che il Senato, comunque, manterrà i suoi attuali costi di funzionamento e che i suoi componenti (nominati in gran numero dal Presidente della Repubblica – alla faccia dell'autonomia) per svolgervi le fumose funzioni alle quali saranno chiamati, sottrarranno tempo prezioso al governo delle città e delle regioni (per cui sono stati eletti) e dovranno essere rimborsati per le spese di trasferimento, vitto e alloggio nella capitale. Non era forse meglio attenuare il principio del bicameralismo perfetto ed approfittarne per dimezzare il numero dei membri del Parlamento (in U.S.A. la camera dei rappresentanti ha quattrocentotrentacinque membri ed il senato ne conta 100)? Resta la legge elettorale, davvero pessima, ideata da due eminenti esperti (Renzi e Berlusconi): non introduce le preferenze e attribuisce quel premio di maggioranza che nel 1953 (con ben diverso quorum, pari almeno al 50 %) prevedeva la legge c.d. “truffa” abrogata l'anno successivo. Allora avanti: come un rullo compressore!

venerdì 7 febbraio 2014

LETTERA AL DIRETTORE

Egregio direttore,
ho scritto una lettera a Raffaele Foglia che mi dicono nuovo responsabile della redazione di Cantù. Non ho avuto alcuna risposta. Ho postato la lettera sul mio blog. E' seguito il silenzio. Dopo le precisazioni del Sindaco, il Comitato di Redazione pubblica un comunicato in cui si evoca la minaccia alla libertà di stampa. Per carità, Direttore, scrivete quello che vi pare, ci mancherebbe altro. Mi piacerebbe, però, che rispondeste ad un amministratore che, assumendosi un impegno gravoso, senza alcun altro interesse che non sia il bene comune, chiede alcuni chiarimenti su notizie, a tutta pagina, assolutamente marginali, comunque inesatte. Evocare la libertà di stampa impone sempre un'assunzione di responsabilità. Se mi permette, direttore, conosco l'art. 21 della Costituzione, ne difendo, a spada tratta, le fondamenta, ma ritengo che il Comitato di redazione lo abbia citato a sproposito: come si può credere che, in qualche modo, Lavori in Corso, possa attentare alla libertà di stampa? Lo ripeto, scrivete pure quello che vi pare, ma, per converso, lasciateci, a nostra volta, la libertà di esprimere il nostro rincrescimento per la pubblicazioni di notizie inesatte, o addirittura contrarie al contenuto di atti e documenti. Così è stato per il PGT, ove avete completamente trascurato la notizia principale, ovvero l'approvazione, in poco più di un anno, con risorse interne, di un provvedimento generale di assoluta rilevanza che tutela il territorio e introduce elementi innovativi sotto il profilo della rigenerazione urbana. Rilegga i titoli: si parla solo di preteso sfregio alle cascine (senza neppure sincerarsi che la norma è stata completamente riscritta con l'approvazione), di moschee e campi rom. Personalmente, conoscendo il piano, mi vergognerei per aver scritto simili facezie. Ma se davvero ritiene che la logica della notizia imponga la pubblicazione di nefandezze, lo faccia pure. Non pretenda, però, che Lavori in Corso taccia. Noi continueremo a scrivere la verità perché riteniamo che la responsabilità che ci siamo assunti da cittadini (non chiamateci "politici" in senso deteriore perché con tali figure non abbiamo nulla a che spartire) ci imponga di coltivare i nostri ideali senza infingimenti o posizioni di comodo. Abbiamo sacrificato, personalmente e professionalmente, le nostre vite familiari per dare un segnale di cambiamento: dal suo giornale abbiamo ricevuto (come nella famosa notte hegeliena in cui tutte le vacche sono nere) molte critiche ingenerose, oltre a notizie inesatte, parziali e fuorvianti. Continuate pure il tiro al bersaglio. Non pretendete, però, che supinamente si accetti la "bastonatura" quotidiana.  La stampa deve essere libera ma le parole in libertà, me lo consenta direttore, sono un'altra cosa.
 

martedì 4 febbraio 2014

LO SGARBO QUOTIDIANO

Abbiamo, in genere, un'idea della stampa molto approssimativa. Quando ti confronti, però, con il "quarto potere", sia pure locale, si apre un mondo nuovo in cui é difficile comprendere quale sia la logica delle notizie. La vulgata vorrebbe che, data la necessità di incrementare (o mantenere) i livelli di vendita, debba prevalere lo scontro, il tono polemico. Chiedendo lumi su titoli eccessivi, addirittura, a volte, contrari al contenuto degli articoli, i collaboratori del giornale hanno incolpato il misterioso autore dei i titoli che compone e mescola argomenti con alchimie esoteriche per attirare  l'attenzione dei lettori. Una spiegazione insoddisfacente ed una giustificazione peggiore, posto che il lettore medio è distratto e salvo alcuni contenuti di interesse, delle pagine legge solo i titoli. Ma l'esperienza del necessario contatto con la stampa, per ragioni legate al ministero che un cittadino assume nell'interesse della propria comunità di appartenenza, ha disvelato aspetti sorprendenti, davvero incomprensibili. L'uomo della strada, mediamente acculturato, pensa che le notizie di un quotidiano si ispirino alla verità di fatti e comportamenti. Si attende che le fonti siano vagliate, soprattutto se sono disponibili atti e documenti. invece accade esattamente il contrario. Per lo meno così é accaduto per il piano di governo del territorio di Cantú. I contenuti innovativi non sono emersi. Neppure si è sottolineato che il piano è stato redatto internamente ed in tempi eccezionalmente ristretti (il confronto con quanto accaduto nel passato mandato amministrativo é particolarmente eloquente). Evidentemente non ispiriamo, come maggioranza, particolare simpatia, non essendo classificabili in alcuna logica di appartenza. Il fatto grave, però, è che sono state pubblicate notizie contrarie al contenuto del piano (ad esempio sul consumo di suolo e sul livello di tutela ambientale), negando la replica. Non basta: ad aspetti del tutto marginali rispetto al contesto, sono state attribuite valenze inesatte, dando ampio risalto a questioni inventate di sana pianta (la moschea, il campo rom). Se una logica esiste è comunque inaccettabile perché contraria ai canoni che devono ispirare la corretta informazione. Resta, nel frattempo, una lettera che ingiallisce sul web senza risposta.

giovedì 30 gennaio 2014

LETTERA IN ATTESA DELLA STAMPA (QUELLA QUOTIDIANA)


(LETTERA A RAFFAELE FOGLIA, REDATTORE DE "LA PROVINCIA) 
Egregio Dottore, non le nascondo la mia sorpresa nel verificare che la redazione di Cantù de "La Provincia" sostiene una tesi pretesamente ambientalista dando spazio a soggetti che non hanno rappresentatività e che, soprattutto, adducono argomentazioni non sostenibili. Il colmo è il titolo di stamane (27 gennaio 2014) ove si riferisce di pretesa beffa. Non chiedo rettifiche, non è mio costume. Comprendo la complessità della professione e le difficoltà delle fonti e non pretendo di avere spazi per il mio compiacimento. Ma il rispetto della verità che si acquisisce con l'attenta selezione di atti e documenti e con la verifica degli atti normativi mi sembra, per la stampa, un imperativo. Recentemente ho rilasciato al suo giornale, in replica ad un'intervento di Roberto Colombo (200 voti alla sua lista Cantù sostenibile), un'intervista che non è mai stata pubblicata. Per inciso, rispetto agli interventi dei giorni scorsi non sono neppure stato interpellato. Se intendete dipingere la maggioranza che amministra Cantù come la lista dei cementificatori, nonostante l'obiettivo prioritario del parco della brughiera, le aree sorgente restituite alla fruizione collettiva, la tutela (proprio così) delle cascine, la previsione della rete verde comunale e la rigenerazione urbana nel consolidato urbano, siete completamente fuori bersaglio. La invito, cortesemente, a partecipare di persona al Consiglio comunale convocato per l'approvazione del piano: avrà modo di constatare che quanto affermo è tutto vero e scritto negli atti che compongono lo strumento urbanistico. Cordialmente.

venerdì 17 gennaio 2014

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE ANTONIO PAGANI

Chi non ricorda il celebre romanzo di Milan Kundera dei primi anni ottanta? Forse la parodia non è proprio azzeccata, ma la serata organizzata dal PD canturino ha avuto un esito davvero "leggero", per usare un eufemismo. Inizio dal Principio: ricevo da un soggetto, rimasto anonimo, un invito a partecipare al "dibattito"  organizzato dal circolo di Cantù del PD, da Legambiente, Cinquestelle e Cantù sostenibile. Rispondo che volentieri parteciperò, pur non essendo indicato il programma dell'incontro e pur avendo appreso, solo a pochi giorni dall'evento, i partecipanti. Antonio Pagani "modera". Con l'inesorabile count down del portatile, arbitra gli interventi dopo la sua prolusione critica e confusa sullo strumento urbanistico. Poiché si è però scelto di chiamare relatori che non conoscono il PGT di Cantù, per più di metà della serata si parla di temi molto generali, assolutamente condivisibili, ma avulsi dal dibattito. Arriva il tempo di Vitaliano Colombo (ma il suo intervento era in programma?), ambientalista (d'antan?) che enumera gli innumerevoli e gravi vizi del PGT, tessendo le lodi del PRG vigente che ha scrupolosamente applicato da dirigente nei trent'anni di incontrollata crescita della città. Poi, con l'ausilio dell'arch. Molteni, ex assessore leghista degli anni novanta, un'esponente di legambiente legge una relazione ferocemente critica nei confronti dello strumento urbanistico adottato. A questo punto chiedo di intervenire ed ottengo i miei dieci minuti, superati i quali vengo richiamato all'ordine dal nostro. Il microfono passa ad una pasionaria che accusa il Comune di ciò che non ha commesso, mentre il presidente di legambiente Lombardia afferma che il parco, a sé stante, non è l'unica priorità. Mi sento chiamato in causa: è troppo che all'assessore all'urbanistica sia concessa una breve replica? Per Antonio Pagani è troppo. Non solo (e qui sta il tonfo e la leggerezza insostenibile): ne approfitta, come un pedante maestrino, per rimproverare pubblicamente l'assenza di dibattito! Non solo non vengo presentato agli ospiti (che apprendono da me la carica che rivesto), ma devo anche sorbirmi una pubblica reprimenda per ciò che il PD non ha fatto. Perché bisogna proprio dirlo, il PD era pronto a governare, ma non a fare opposizione. Ecco la ragione per cui non ha presentato una sola interrogazione, mozione o richiesta di convocazione della Commissione urbanistica. Non vi sono interventi in seno alle assemblee (se si esclude la serata delle tabelline, esibite da Antonio Pagani a Mirabello solo un attimo prima del mio intervento), neppure quando sono stato chiamato dal PD ad illustrare il documento di piano ai pochi intimi presenti. Solo le osservazioni che, peraltro, il PD non discute in Commissione urbanistica e nelle sedi istituzionali preposte, ma sul web e in zona Cesarini, nel "dibattito" monco di cui ho raccontato. Una leggerezza insostenibile. Speriamo senza eterni ritorni.

giovedì 9 gennaio 2014

PINOCCHIO VS DOTTOR JECKYLL AND MR. HYDE



Il Circolo di Cantù del partito Democratico accusa la Maggioranza di essere come Pinocchio. In sostanza sullo strumento urbanistico adottato diremmo bugie. Per la verità la similitudine non è appropriata (oltre che terminologicamente abusata dalla Lega) e si riferisce ad un personaggio che, seppure tra errori e marachelle, raggiunge il suo obbiettivo: diventare un bambino in carne ed ossa. Per continuare la parafrasi letteraria dovremo, invece, sulla scorta di atti e documenti ufficiali, pensare al circolo di Cantù del P.D. come ad una sorta di dottor Jekyll/mister Hyde. Sino all'adozione (sulla quale il P.D. si è astenuto) il piano aveva contenuti positivi ed era perfettibile; dopo l'adozione, improvvisamente è divenuto uno strumento demoniaco. Come il celebre personaggio di Stevenson, assistiamo all'inesplicabile trasformazione di chi, sino a pochi mesi fa, affermava il contrario di quanto sostiene oggi. Francamento non mi interessa la ricerca delle cause del tardivo mutamento: probabilmente è sterile e strumentale opposizione fine a se stessa, in barba alle enunciazione di principio sui contributi al bene della città. Quello che però tutti i cittadini devono sapere è che se avesse amministrato il circolo di Cantù del P.D. oggi assisteremmo ad un'autentica ed incontrollata colata di cemento sulla città. Lo dicono i verbali del Consiglio comunale: il consigliere Antonio Pagani ha affermato che avrebbe preferito approvare il P.G.T. della precedente maggioranza, evitandone la revoca. Poiché il P.D. canturino era pronto a governare (come viene spesso ricordato in Consiglio), la conseguenza sarebbe stata un incremento del consumo di suolo di circa 170.000 metri quadrati (senza contare il consumo nel consolidato urbano) rispetto ai 29.000 metri quadrati (pari allo 0,25 %) di nuovo consumo del piano attualmente adottato. Solo un ingenuo potrebbe credere alle affermazioni del consigliere secondo cui si sarebbe potuto cambiare l'impianto del piano con l'esame delle osservazioni che, nel 95 % dei casi, chiedono un incremento del consumo di suolo. La verità emerge evidente. Ed allora, Solo impiegando l'anatomopatologia all'urbanistica, operando alcune dissezioni e confrontando strumenti non paragonabili si ottengono numeri parziali su cui costruire termini di raffronto improponibili. Dimentica, però, il P.D. canturino che il piano, assoggettato alla valutazione ambientale strategica, ha superato la verifica di compatibilità della Provincia ed ottenuto il parere positivo della Regione. Gli Enti sovraordinati sul piano ambientale e paesistico hanno espresso un parere di confomità agli strumenti provinciale e regionale. Questi sono gli atti e i fatti manifesti.