Nei giorni scorsi con Mario Lavatelli ho sostenuto, in un breve intervento sullo stadio del Como pubblicato da “La Provincia”, che quando gli interventi sono rilevanti ed incidono sul futuro assetto di una città, occorre creare i presupposti per l’avvio di un dibattito pubblico. La città, per sua natura, è sinonimo di complessità ed i cambiamenti devono tener conto dei molti interessi in gioco, anche contrapposti, tutti degni di ascolto.
Per lo stadio del Como, trattandosi di un opera pubblica, abbiamo
suggerito lo strumento del dibattito pubblico, previsto dal codice dei
contratti pubblici.
Per il De Amicis, trattandosi di un programma integrato
d’intervento, la disciplina urbanistica non prevede una norma analoga, anche se
la partecipazione e la trasparenza connotano da tempo sia i procedimenti di
pianificazione, sia, in generale il procedimento amministrativo.
Cantù possiede uno strumento ulteriore che l’amministrazione
civica di Lavori in Corso ha voluto darsi proprio nel perseguimento di quei
principi partecipativi tanto cari a quella straordinaria stagione politica: le
assemblee cittadine.
Nonostante alcuni cittadini abbiano, da diversi mesi,
chiesto un’assemblea secondo le previsioni del regolamento comunale, la Sindaca
non ha inteso coglierne la rilevante opportunità, celandosi dietro motivazioni
non pertinenti.
Occorre chiedersi, allora, quale sia il timore della
maggioranza che amministra la città nel consentire ai canturini di informarsi e
confrontarsi sulle possibilità di riqualificazione di un’area da troppo tempo
avulsa dal contesto cittadino.
Sarebbe lecito, nel profluvio di idee che in questi giorni
hanno animato il dibattito sulla stampa, sapere come la pensa la maggioranza e
nell’ambito della negoziazione urbanistica avviata con il promotore privato,
quali siano state le specifiche richieste formulate, non di carattere tecnico,
ma di indirizzo politico amministrativo.
Siamo consapevoli che sull’area del De Amicis non è
possibile scrivere il libro dei sogni e che occorre confrontarsi non solo con
le esigenze della città, ma anche con le leggi economiche che determinano la
sostenibilità dell’intervento: ciò che è inaccettabile e l’opacità e la volontà
di sottrarsi al confronto cittadino.